Nell’ora del matrimonio

Stampa articolo Stampa articolo

Mercoledì 13 febbraio il vescovo Massimo ha presieduto la veglia di san Valentino. L’icona della lavanda dei piedi

La mitezza eloquente di don Paolo Crotti, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Familiare, apre la veglia di san Valentino in Cattedrale, nel dopocena di mercoledì 13 febbraio, introducendo subito il protagonista dell’incontro: il Vangelo. Nella fattispecie il brano – tratto dal capitolo 13 di Giovanni, versetti 1-17 – è quello che racconta dell’ora di Gesù, che “amò fino alla fine” i suoi che erano nel mondo e, “sapendo che il Padre gli aveva dato tutto” e che a Dio ritornava, “depose le vesti” e iniziò a lavare loro i piedi. È nota l’obiezione di Simon Pietro al Signore: “Tu lavi i piedi a me?”.
La stessa frase i partecipanti troveranno scritta sul piccolo asciugamano che portano a casa al termine della serata, insieme alla rosa ricevuta all’ingresso. Perché uno degli inviti che viene rivolto ai fidanzati è sì a saper servire, ma pure ad accettare di farsi “lavare i piedi” dal coniuge o da altre persone, come apparirà chiaro nella testimonianza di Michele e Lilia.

Nel frattempo la navata centrale si è riempita di coppie che hanno domandato di celebrare il sacramento del matrimonio, o che ci stanno pensando, affiancate dalle famiglie e dai sacerdoti che le accompagnano nell’itinerario di preparazione. Per due volte sarà loro chiesto di rispondere per iscritto alle domande prestampate sul foglio che tengono in mano: “A chi oggi puoi dire di averti insegnato ad amare?”; “Ci sembra di essere come coppia un dono per qualcuno o a servizio di qualcuno?”.
Gli intermezzi sono accompagnati dalla musica dolce dell’arpa, suonata da Daniele Cremaschi. Il resto è preghiera e ascolto, grazie alle parole degli sposi, di don Paolo e del Vescovo.

Luca e Francesca, lei visibilmente incinta, tornano all’ora del loro matrimonio, a quel 5 ottobre 2008 in cui lui ricorda il fermento e pure la tensione; la sposa centra il cuore del sacramento, quando dice che “abbiamo colto nel matrimonio la chiamata ad amarci in modo totale”, sebbene nel giorno delle nozze la comprensione di cosa significasse fosse giocoforza incompleta. “L’ora del matrimonio – continua Francesca – è stata quella in cui abbiamo accolto una grazia, che è l’amore di Gesù per noi”. In questa ora vengono accolte tutte le ore di cui è composto il tempo nuziale, comprese le ore tristi, come la morte di una madre a breve distanza dalla nascita della nuova famiglia. La presenza di Gesù tuttavia consente di ripetersi “Non abbiate paura”, proprio come Francesca e Luca hanno voluto incidere all’interno delle loro fedi.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 20 febbraio

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

Lascia un commento