Visita Canonica alla Congregazione Mariana delle Case della Carità

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Camisasca nomina Visitatore il vescovo Monari

Da La Libertà del 13 febbraio

In data 6 febbraio il vescovo Massimo Camisasca ha scritto una lettera indirizzata ai responsabili della Congregazione Mariana delle Case della Carità, nelle persone del Superiore generale don Filippo Capotorto, della Superiora maggiore delle Carmelitane minori della Carità (Consiglio delle Sorelle) suor Ines Talignani e del Superiore maggiore dei Fratelli della Carità (Consiglio dei Fratelli) don Romano Zanni per comunicare l’indizione della Visita Canonica alla Congregazione.
Monsignor Camisasca ha nominato “Visitatore Canonico” il vescovo emerito di Brescia Luciano Monari.
Pubblichiamo di seguito la lettera del Vescovo e il testo di accompagnamento scritto dal Visitatore monsignor Luciano Monari dopo l’accettazione dell’incarico ricevuto da monsignor Massimo Camisasca.
Le sottolineature in entrambi i testi sono redazionali.

Carissimi Responsabili
della Congregazione Mariana delle Case della Carità,
fin dall’inizio del mio ministero episcopale nella Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla mi sono occupato della Famiglia delle Case della Carità, ho conosciuto e apprezzato il vostro carisma e l’opera da voi compiuta secondo gli intendimenti del fondatore Mons. Mario Prandi.
In questi anni ho incontrato diverse case della carità nelle parrocchie della diocesi, fuori diocesi, e nei territori di missione e questo mi ha consentito di maturare un’attenzione crescente verso la vostra realtà.

Ho potuto osservare con attenzione come avete affrontato nel corso della vostra esperienza uno sviluppo storico-ecclesiale complesso e articolato che, assieme alle preminenti positività, mi ha fatto anche rilevare degli aspetti che devono essere approfonditi e chiariti. Penso in particolare a: la vita e la natura canonica della Congregazione, la formazione, la lettura del carisma, le condizioni di vita spirituale e di servizio verso gli ospiti delle Case e i più poveri, le prospettive che si aprono per il futuro, le sofferte relazioni fra alcuni membri della Famiglia delle Case della Carità che hanno portato anche a situazioni di grave difficoltà.

Per la sollecitudine pastorale che mi compete come Vescovo e Padre mi sento in dovere di aiutarvi. Perciò ai sensi del Can. 305 § 1 e del Can. 628 § 2, 2 § ho pensato di nominare e con mio Decreto del 6 febbraio 2019 (Prot. N.36/2019-N) ho nominato S.E. Mons. Luciano Monari, Vescovo emerito di Brescia, quale Visitatore Canonico per affrontare assieme a tutta la Congregazione Mariana delle Case della Carità gli importanti temi richiamati e altri che dovessero emergere.
Sono certo che Mons. Luciano Monari, che ringrazio fin da ora per aver accettato questo incarico, e che è da voi conosciuto e stimato, aiuterà me e voi nel cammino di discernimento che ci attende. Sarà lui stesso a prevedere e disporre tempi e modi di lavoro, con ampio mandato di indagine e approfondimento sulla vita della Famiglia, delle singole case e dei suoi membri. Mons. Monari mi terrà costantemente informato sull’andamento della visita stessa.
Questa fase si concluderà possibilmente nel corso dell’anno 2020, prima dell’inizio del nuovo Capitolo Generale della Congregazione.

Invito pertanto i Responsabili e tutti i membri congregati ad accogliere con fiducia e disponibilità il servizio di Mons. Luciano Monari, che riconosco come un dono di sostegno, di comunione e di crescita in un delicato momento, come il presente, che tocca la storia di ogni famiglia o aggregazione ecclesiale, la quale intenda porsi sempre in ascolto dello Spirito Santo.

Nel segno della continuità e del rinnovamento assumiamoci l’impegno della preghiera affinché il Signore, per l’intercessione di Maria Santissima Nostra Madre, illumini il cammino della Chiesa e della Congregazione della Case della Carità.
Il Signore benedica quest’opera.

+ Massimo Camisasca

Carissimi fratelli, sorelle,
consacrati, famiglie, ausiliari, volontari,
ospiti delle Case della Carità,
nei giorni scorsi il vescovo mi ha chiesto di essere, a suo nome, ‘Visitatore Canonico’ della Congregazione Mariana delle Case della Carità. Ho accettato volentieri per due motivi. Anzitutto sarebbe illogico che, dopo aver chiesto più volte l’obbedienza ai miei preti, mi tirassi indietro quando il vescovo mi chiede un servizio. In secondo luogo so di avere un debito grande nei confronti delle Case della Carità, di don Mario e di suor Maria, di tante suore e fratelli che ho incontrato nel corso del ministero e dai quali ho ricevuto una preziosa testimonianza di fede e di carità. Non dimentico che nei primi mesi del mio episcopato a Piacenza-Bobbio – quei mesi che costituiscono una rivoluzione nella vita di un prete – sono stato accompagnato con premura e intelligenza da due suore delle Case. Convinto della preziosità di questo carisma, ho voluto che una Casa della Carità fosse aperta nel Vescovado di Piacenza, come segno della carità del vescovo e, insieme con lui, della parrocchia della Cattedrale.

Vorrei che il mio servizio fosse visto in analogia con la Visita Pastorale che un vescovo è chiamato a fare nelle singole comunità parrocchiali della sua diocesi. Una visita che è occasione per lodare insieme il Signore, incoraggiare, consolare, rafforzare nella perseveranza, discernere quello che il Signore ci sta chiedendo, correggere quello che ha bisogno di essere migliorato. Ho accolto quindi la richiesta del vescovo come se si trattasse di visitare una famiglia che sento vicinissima e alla quale voglio un sacco di bene. Gli obiettivi del mio ‘mandato’ sono detti chiaramente nella lettera di nomina e non c’è quindi bisogno che li richiami. Non ho idee personali da imporre; ho piuttosto desiderio di ascoltare, capire, riflettere sulle ricchezze delle Case della Carità, individuare linee condivise in vista del cammino futuro. Come scriveva san Paolo alla comunità di Corinto, “non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi.”

Non c’è bisogno di dire che la Chiesa sta affrontando, nel tempo presente, una sfida difficile e impegnativa: la società occidentale in cui viviamo è sempre più ampiamente secolare e la dimensione religiosa rischia di essere emarginata dai luoghi in cui si edifica la società. Anche per questo molte famiglie religiose fanno fatica a trovare le vocazioni necessarie per la prosecuzione del loro servizio di testimonianza e di carità. Nello stesso tempo la nostra società rischia di diventare sempre più ‘fredda’, tecnologicamente avanzata, ma spiritualmente e affettivamente arida. Le Case della Carità svolgono un compito prezioso nell’edificazione della comunità cristiana e nello stesso tempo immettono nella società intera germi di solidarietà, di affetto, di premura nei confronti di chi è debole. Il futuro di una società a dimensione umana dipende anche da questo.

Nei prossimi giorni, insieme con i superiori della Congregazione, cercherò di delineare il programma di lavoro per rispondere alle richieste del vescovo. Vi chiedo di aiutarmi anzitutto pregando per me, poi offrendomi consigli, suggerimenti, testimonianze che mi possano servire; infine portando pazienza di fronte ai limiti che potrete intravedere nel mio lavoro. Da parte mia, ce la metterò tutta, come si usa dire.
Dio vi benedica!
Con affetto, nella comunione del Signore,

+ Luciano Monari

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