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Gli ultimi cristiani? No, i primi. Iniziato il corso dello storico Leonardo Lugaresi

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Più di cento i partecipanti all’iniziativa della Diocesi che guarda alla Chiesa delle origini per imparare a vivere nel neopoliteismo

Comincia puntuale, il dopocena di martedì 29 gennaio nel Salone degli Armigeri del Palazzo vescovile, il corso di formazione “Vivere da cristiani in un mondo non cristiano, nel I-III secolo e nel XXI secolo” tenuto da Leonardo Lugaresi, docente di Storia del cristianesimo e di letteratura cristiana antica. L’iniziativa diocesana, immaginata dal Vescovo e organizzativamente sostenuta dalla Fondazione Incendo, ha fatto registrare oltre 110 iscritti, a dimostrazione che il tempo antico ha molto da suggerirci per il presente, come monsignor Massimo Camisasca sottolinea in apertura, elogiando l’approccio “sapienziale” e non puramente archeologico dell’ospite alla questioni del passato.
Come sfuggire all’impressione che questa generazione non cerchi più affatto il Dio di Giacobbe? – si domanda il relatore echeggiando il Salmo. Accanto a un cristianesimo nominale, prosegue, quello reale appartiene a un numero ridotto di persone, mentre è scomparso il cristianesimo ambientale, quei segni pubblici, cioè, che rimandano a Gesù Cristo.

Viviamo in un mondo post cristiano, spiega Lugaresi, esposti alla tentazione di rimuovere l’attualità che non ci piace con operazioni consolatorie (del tipo “Meglio pochi ma buoni”) o all’opposto di concepirsi come coloro che devono salvarsi dal diluvio costruendo nuove arche di Noè, secondo la tesi perorata da Rod Dreher in “L’Opzione Benedetto”.
Lugaresi propone un approccio differente: non siamo gli ultimi cristiani, ma i primi, in forza della natura sempre “iniziale” del cristianesimo, idea assai cara ai Padri della Chiesa. Ecco perché può confortarci guardare ai cristiani dei primi tre secoli e alla loro follia (“dementia”) di sostenere che “un certo Gesù, morto” sia in realtà vivo. Fonti romane, dal procuratore Porcio Festo a Svetonio, che ricorda come Claudio espulse da Roma i Giudei che facevano continui tumulti “per istigazione di Cresto” una quindicina d’anni dopo la morte sul Golgota, avvalorano la visione che la storia della Chiesa non è mai storia di un passato. Questo perché Gesù il Vivente e perché i cristiani che con Lui hanno vissuto nei secoli sono partecipi, nell’eternità, della comunione trinitaria.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 6 febbraio

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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