La Tradizione: il flusso vitale della Chiesa

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Nel corso di quest’anno pastorale la Scuola Teologica Diocesana (STD) “Don Pietro Lombardini”, dopo aver affrontato nei suoi interventi mensili su La Libertà la rivelazione di Dio e l’essere umano in Cristo, sviluppa il tema della Chiesa in alcuni suoi aspetti. All’interno di tale percorso, questa settimana la Scuola Teologica Diocesana propone su La Libertà l’intervento di don Gianfranco Panari, docente di teologia della rivelazione.

La storia di Dio

Vedrete cose maggiori di queste. Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo (Gv 1,50-51).
C’è un luogo nel quale la comunicazione tra cielo e terra è resa possibile: qui si trova l’apertura del cielo; qui la comunicazione è un cammino di salita dal basso all’alto, dall’umanità verso Dio, e di discesa dall’alto al basso, da Dio all’umanità; qui il cammino è guidato, accompagnato e sorretto dagli angeli di Dio; qui ci si può appoggiare solidamente sullo stesso percorso fatto una volta per tutte e perfettamente dal Figlio dell’uomo: questo luogo è la Chiesa.
I movimenti di salita-discesa, gli itinerari che riempiono il percorso possono essere raccontati come Storia di Dio, si tratti delle vicende che accompagnano la fatica del salire e la leggerezza del sostegno degli Angeli, oppure delle invenzioni divine che aprono nuovi sentieri e nuovi panorami su quell’unico percorso. Questa storia è la Tradizione.

Anzitutto è storia. È storia come è storia la vicenda dell’incarnazione, storia di Dio che si mescola in mezzo alle vicende della storia del mondo, si intreccia pericolosamente nei percorsi frammentati e contorti fino ad esserne quasi soffocata. Ma il Figlio dell’uomo non ha paura della storia, la porta sulle spalle e la fa camminare sotto il peso della croce secondo la direzione che unisce i frammenti e raddrizza le storture, la direzione che può salire perché Dio discende. E questa storia continua dopo la storia di Gesù seguendo la stessa direzione, si mescola con le vicende dell’umanità diventando prolungamento e dilatazione di quel salire-scendere che è movimento, dinamismo; gli angeli non se ne stanno immobili, non creano ostacoli né al flusso ininterrotto del salire, né all’inesauribile incedere del Dio che scende.
Così il movimento si dilata nella storia arricchendosi, grazie alla fecondità divina e alla creatività credente, di nuovi capitoli impensati, scritti insieme da Dio e dai credenti.
Questa vicenda può essere raccontata in modo corretto solo come Storia di Dio.

Parlare di storia di Dio potrebbe essere irrispettoso se si pensa a Dio come eterno: storia vuol dire mortalità; storia vuol dire fluire. C’è storia perché il fluire frammentario delle vicende condizionate dal tempo viene intrecciato e legato insieme dalla trasmissione degli eventi scandita dal succedersi delle generazioni. È un intreccio labile perché deve far sempre riferimento alla perdita, all’annientamento delle esistenze che si allacciano l’un l’altra con la frattura della morte e poi con il ricordo, la memoria, la trasmissione.
La storia di Dio che è la Tradizione si avvia con la frattura mortale sul Golgotha che si inserisce nel fluire del tempo e che è conservata come frattura nel continuo succedersi delle generazioni cristiane, che però non devono solo guardare e ricordare con nostalgia il passato o sperare in un futuro al di là della storia.
Certo, anche questo.

Leggi tutto il testo integrale su La Libertà del 30 gennaio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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