Gli animali simbolici del bestiario di Cambridge

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È durante il Medio Evo, e soprattutto durante il periodo della Scolastica (dall’XI al XIV secolo), che si diffonde il genere letterario detto “bestiario” (cioè Libro delle bestie). Tutti i bestiari però prendono a modello il Physiologus, anonima raccolta alessandrina di notizie intorno ad animali veri o presunti. La descrizione naturalistica, nei vari bestiari, non esclude (anzi include) l’interpretazione cioè l’attribuzione agli animali di un significato “spirituale”. Viene anzi il sospetto che l’interpretazione preceda e non segua la descrizione – cioè che la descrizione, zoologica ed etologica, sia stata costruita intorno al suo valore simbolico. In tal modo, il “Libro delle bestie” diventa un libro esoterico ed ermeneutico.

Il bestiario di Cambridge

Uno dei bestiari più completi risale al XII secolo ed è un manoscritto latino conservato alla Cambridge University Library con la sigla II, 4, 26. Pubblicato per la prima volta nel 1928 da uno studioso inglese, M. R. James, il “bestiario di Cambridge” viene stampato in Italia nel 1974 da Franco Maria Ricci con introduzione di Francesco Zambon e presentazione di Umberto Eco. Il Bestiario di Cambridge si divide in cinque parti:
1. Fiere e quadrupedi;
2. Uccelli;
3. Serpenti;
4. Vermi;
5. Pesci.
Stando alla zoologia, la catalogazione del Bestiario è quanto mai imprecisa: ad esempio le formiche vengono classificate nella sezione “fiere e quadrupedi”; le api in quella degli uccelli; ma è soprattutto la sezione dedicata ai pesci a presentare una grande confusione: non solo i mammiferi marini (balene, delfini eccetera), ma anche polpi, granchi, ricci di mare eccetera vengono catalogati come “pesci”. Tuttavia la lettura del bestiario è affascinante non solo per la descrizione ricca di particolari curiosi, ma anche per l’interpretazione che è più curiosa ancora.

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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