Storie dal Libano e dalla Siria

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Libano, campo di Tel Abbas, 5 km dal confine siriano. In questo campo alcuni ragazzi e ragazze di “Operazione Colomba” scelgono di vivere coi profughi. “Operazione Colomba” è un Corpo Nonviolento di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Ecco le impressioni scritte per La Libertà dopo un nuovo viaggio (dell’agosto scorso) da un giovane reggiano partito insieme alla delegazione formata da Case della Carità e Caritas diocesana.

È una sera tranquilla, assieme ai ragazzi di Operazione Colomba torniamo dentro alla nostra tenda per fare un po’ il punto di come è andata la giornata e per programmare la successiva. Alla fine del momento qualcuno propone di andare a visitare “Souna”, una vedova particolarmente giovane, così con Valeria e Ilona decidiamo di farle visita.
La sua tenda è poco distante dalla nostra, proviamo a bussare due o tre volte, senza risposta. Probabilmente starà dormendo. Mentre stiamo per allontanarci spunta da una tenda vicina suo fratello, che ci invita ad entrare nella sua tenda.
La “tenda”, come tutte quelle del campo, è una baracca di circa quattro metri per quattro, alta poco più di due metri, costruita su una colata di cemento da cui spuntano dei pali in legno che formano l’intelaiatura. Il tutto viene ricoperto di teloni in plastica e uno strato di 1-2cm di telo isolante (queste abitazioni sono le medesime sia durante il caldo estivo che la neve invernale).

All’interno, sul fondo, c’è un piccolo armadio e sulla destra un letto costruito in pallet (il primo che vedo da quando sono in Libano, di solito dormono su tappeti), sulla sinistra un piccolo televisore a tubo catodico appoggiato su un comodino traballante (anche nella miseria di una tenda di profughi la televisione, seppur vecchia e scassa, trova e vince il suo spazio). Al centro della stanza Mohammed, sua moglie e la madre di sua moglie, tutti seduti per terra, sul cemento. Di fianco al tavolino della tv un cuscino su cui dorme il figlio neonato di Mohammed. Al centro di quello che in questo momento è il salotto, una teiera contenente acqua calda e due piccoli bicchierini in vetro.

Continua a leggere tutto l’articolo di Luca Cilloni su La Libertà del 16 gennaio

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