Con La Libertà torna l’inserto MEMORIA ECCLESIAE

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Il canonico Mario Baroncini e il “mal della pietra”

Ancora vivo, anche se ormai solo da chi ha passato i cinquant’anni, il ricordo del can. Don Mario Baroncini, già parroco di San Polo d’Enza. Rinunciando alla parrocchia nel 1968, continuò a dimorarvi fino alla morte e nel cimitero della Pieve gode l’eterno riposo dei giusti insieme a tanti suoi parrocchiani che ricevettero da lui i Sacramenti cristiani in 37 anni di parrocato.

Una personalità immeritatamente dimenticata e che, da parte di una certa retorica anticlericale, ha conosciuto quasi una damnatio memoriae; non così per tutti quei parrocchiani che in tanti anni ne hanno apprezzato la bontà, la dignità sacerdotale, l’equilibrio e il grande amore per il paese.
Don Baroncini nacque a Villa Minozzo il 1° aprile 1889. Il padre Fiorenzo, che aveva un fratello sacerdote1, risiedeva da qualche anno a Villa, ma era originario di Poiano. La madre, Adele
Capeletti, era originaria di Gova ma si era trasferita a Poiano con la sorella Maria per fare la domestica allo zio sacerdote don Giuseppe Baroni. Nel settembre 1890 la famiglia di Fiorenzo
Baroncini si trasferì a Vallisnera come aiuto del fratello sacerdote.

I primi anni di vita di don Mario con lo zio don Domenico prima e con lo zio don Baroni poi furono fondamentali per la nascita e lo sviluppo della sua vocazione.
Riconosciuti nel giovanissimo Mario i germi della buona volontà e della voglia di proseguire negli studi, venne inviato dal pro zio nel collegio salesiano di Nostra Signora della Neve
a La Spezia.

Leggi tutto l’articolo di Mirko Bertolini sull’inserto Memoria Ecclesiae con La Libertà del 16 gennaio

 

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