Voci diverse unite a cantare la pace

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All’Università di Reggio il concerto interreligioso «Alif Aleph Alfa»

Un’Aula magna universitaria come non s’è mai vista: non solo perché orientata in senso opposto al tavolo dei relatori, verso la vetrata che dà sui giardini pubblici, mentre fuori sfilano passanti imbacuccati; ma soprattutto perché utilizzata per ospitare un evento più unico che raro, anche se tutti i presenti auspicano che sia l’inizio di un percorso che prosegue. Il concerto “Alif Aleph Alfa”, nel pomeriggio di domenica 16 dicembre, dà fiato alle tre grandi religioni monoteiste per cantare a Dio e alla pace che, in Lui, è possibile agli uomini. Nessuno strumento musicale, o meglio: solo il più importante, la voce. L’iniziativa, grazie all’intraprendenza di Alessandro Ovi e di Renato Negri, direttore artistico della rassegna “Soli Deo Gloria”, vede infatti come protagonista la cantillazione, impiegata fin dall’antichità per trasmettere i contenuti dei testi sacri.

“Reggio è la città dei ponti”, dice in apertura Riccardo Ferretti, il prorettore di Unimore per la sede reggiana, con riferimento non tanto alle strutture griffate Calatrava ma alle relazioni positive tra i membri della comunità locale che permettono di avvicinare le persone e di costruire la convivenza pacifica nella quotidianità. Con colori e accenti diversi, ma insieme. È il concetto che esprime anche la conduttrice, Cinzia Merletti, quando paragona l’umanità a un puzzle, ove ciascuno sa di far parte di un disegno unitario più grande, che tuttavia non riesce a vedere, ché questa è prerogativa divina.
Ecco che “Alif Aleph Alfa” realizza, con il linguaggio universale della musica, un ponte fra tre grandi culture religiose – ebraica, cristiano-europea, arabo musulmana – attraverso alcuni dei loro rappresentanti di stanza a Reggio Emilia.

Alif, prima lettera dell’alfabeto arabo, per la sua verticalità è il simbolo di una maestà divina (è anche la prima lettera della parola Allah); Aleph, prima lettera dell’alfabeto fenicio ed ebraico, è foneticamente un soffio appena percettibile e rappresenta la freschezza e la bellezza che Dio ha emanato all’inizio della creazione. Alfa, prima lettera dell’alfabeto greco, dice l’onnipresenza e l’eternità di Dio. “Il ‘cantare insieme’ – spiega Negri tra musica e filologia – implica il recupero del significato profondo dei termini concerto e concertare, ovvero il far con-sonare in armonia voci diverse, apparentemente distanti, eppure sorelle, in un’apparente ‘tenzone’ – certamen – in cui il conflitto, ovvero l’incontro fra culture, favorisce la reciproca conoscenza”.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 19 dicembre

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