Un gol per la speranza

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“Crepa!”, così una mamma dalla tribuna si è rivolta ad un giocatore, un ragazzo di 15 anni, rimasto per terra dopo un contrasto durante l’ultima partita di campionato.

Lascio immaginare il parapiglia che si è scatenato dentro e fuori il campo. E tra me e me è sorto il solito pensiero: “Come educare questi ragazzi se poi da fuori si sentono queste cose”.

Educare, dal latino educere, ossia trarre fuori, far uscire il meglio da questi ragazzi sia dentro che fuori il campo, nel mio caso. Come fare ad insegnare il rispetto e la lealtà se poi questi ragazzi vengono ripetutamente martellati da messaggi che sono l’opposto.

In mio soccorso è venuto di recente il Discorso alla Città pronunciato dal vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, dal titolo “Educare ancora”. (Consiglio a credenti e non, a bigotti e non di leggerlo)

Nell’educazione sono coinvolte due responsabilità: quella della generazione adulta, che deve stabilire se e che cosa consegnare in eredità ai propri figli; e quella della generazione giovane, che con crescente consapevolezza deve scegliere se e in quale misura appropriarsi di tale eredità. L’avventura educativa ha bisogno di uomini innamorati e capaci di far innamorare gli altri.

Mi ha molto colpito l’ultima frase e pensando attorno a me mi sono chiesto se io sono un uomo innamorato della vita tanto da essere contagioso e se al tempo stesso i miei ragazzi sono “cotti pazzi” per questa vita che ogni giorno li vorrebbe protagonisti della propria esistenza. Insegnare a guidare la palla non basta. Provate ad avere addosso lo sguardo di venti bimbi che dipendono da ogni tuo respiro cercando nei tuoi occhi certezze e risposte. Non basta che un ragazzo di fronte ad un errore si prenda solo la responsabilità di ciò che ha fatto liquidando tutto con un semplice “scusa”. Ultimamente il mio portiere si è reso protagonista di un episodio assai sgradevole, e non mi riferisco alle papere clamorose che ha fatto, ma alla fila di improperi che ha detto. Scusarsi non è sufficiente.

Scrive ancora Camisasca: Per educare e per accettare la fatica di crescere occorrono passione per la vita e fiducia in un destino buono, che possa offrire un’ipotesi di significato anche davanti allo scandalo del male e del limite. Sì, perché l’esperienza dell’educare e dell’essere educati è innanzitutto esperienza del limite: del limite nostro, dei nostri progetti e delle nostre azioni; del limite che ci è dato dalla storia nella quale nasciamo, dal mondo materiale e simbolico che abitiamo; del limite che può diventare la presenza dell’altro, sempre irriducibile alle nostre pretese.

I ragazzi, e a quanto pare anche alcuni madri, non ammettono limiti. Pensano che tutto sia lecito e dovuto. Che la fatica per districarsi in mezzo a questi limiti non gli competa. Se si perde è sempre colpa dell’altro, o per dirla comunemente, è colpa del mister.

Pertanto, solo un’educazione che non sia disincarnata e astratta può generare una persona libera, in grado di esprimere la sua originalità costruttiva nel mondo, portatrice, a sua volta, di valori da consegnare a ogni uomo che accetterà la sfida dell’esistenza – aggiunge il Vescovo.

Far crepare un avversario non è il modo per migliorarsi nel gioco, ma affrontarlo con abilità e capacità è la soluzione per crescere e cambiare la propria esistenza, giocando la partita della vita ogni giorno.  E quella che io chiamo “voglia di giocare” questa partita, Camisasca la individua nella speranza come motore segreto dell’educazione. Solo chi guarda al futuro con speranza può vivere costruttivamente il presente.

Il calcio ha perso questa missione  preferendo la via più semplice della vittoria a tutti i costi. E forse noi addetti ai lavori dovremmo regalare ai piccoli calciatori proprio la speranza, non di diventare un campione come vorrebbero mamma e papà, bensì quella diventare uomini coi propri limiti ma altrettanto pieni di amore per la vita e per ciò che essa ci regala. Del resto ogni anno, a Natale, è la venuta di un bimbo che ci parla di speranza.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

Pubblicato in A bordo campo, Articoli

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