Il sacerdote ricorda al mondo che il Signore è in mezzo a noi

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Le parole del Vescovo all’ordinazione presbiterale di don Debbi

Nella serata di sabato 15 dicembre, liturgia della terza domenica di Avvento, il Vescovo ha presieduto la Messa in Cattedrale e ha consacrato sacerdote don Alberto Debbi. Durante la stessa Eucarestia, concelebrata dal vescovo emerito Adriano Caprioli e animata dai canti del Coro diocesano, il pastore ha conferito il ministero dell’accolitato ai seminaristi Tommaso Catellani, Matteo Tolomelli e Alessandro Zaniboni e il ministero del lettorato al seminarista Francesco Ametta; sono poi stati ammessi tra i candidati al sacramento del diaconato permanente Marco Catellani, Alberto Conforti e Paolo Reverberi della parrocchia di Regina Pacis. Pubblichiamo il testo dell’omelia di monsignor Camisasca. Le foto (anche in copertina) sono di Giuseppe Codazzi. Tutte le 280 immagini si possono vedere sul sito www.laliberta.info (sezione Foto 2018).

Cari fratelli e sorelle,
il mio saluto va a tutti voi qui presenti e in particolare al diacono don Alberto Debbi, che tra poco ordinerò presbitero per la nostra Chiesa di Reggio Emilia – Guastalla e per tutta la Chiesa universale. Assieme a lui saluto la sua carissima mamma, i suoi famigliari e amici, e tutti quanti sono accorsi nella nostra cattedrale per partecipare a questo importante momento della nostra vita diocesana.
Saluto inoltre i giovani seminaristi a cui tra poco conferirò il ministero del lettorato e dell’accolitato e i tre fedeli della nostra Chiesa, provenienti dalla parrocchia di Regina Pacis, che chiedono di essere ammessi all’itinerario di preparazione per ricevere a suo tempo il sacro ordine del diaconato permanente. Il mio augurio perciò si estende anche ai parenti e agli amici di questi fratelli, in particolare alle spose e ai figli degli aspiranti diaconi.

Questa terza domenica di Avvento, in cui ricordo anche il mio ingresso nella nostra diocesi avvenuto esattamente sei anni fa, è chiamata anche Domenica Gaudete, domenica della gioia. Qual è la ragione di questa gioia? E perché noi siamo così spesso tanto poveri di letizia nelle nostre giornate? Sia il profeta Sofonia che l’apostolo Paolo in modo diretto ed esplicito, ma anche come vedremo il Vangelo di Luca, ci invitano a riflettere sulla ragione della gioia. Il profeta invita la Figlia di Sion, cioè gli abitanti di Gerusalemme purificati dall’idolatria, ad esultare, perché il Signore è in mezzo a loro (cf. Sof 3,14). Se il Signore abita le nostre vite, continua il profeta, non possiamo più temere le sventure (cf. Sof 3,15). Esse non sono eliminate né cancellate, ma ci è data la forza per attraversarle. È lui, il Salvatore potente, che le attraversa con noi. Il Signore, dice il profeta, ha revocato la nostra condanna (cf. Sof 3,15). Per Israele si trattava allora dei pericoli incombenti a causa di un’intricata situazione politica che minacciava di distruggere il popolo santo di Dio. Per noi si tratta del perdono dei nostri peccati e del rinnovamento del nostro cuore, reso possibile dalla lotta di Gesù contro Satana.

Continua a leggere l’articolo di Massimo Camisasca su La Libertà del 19 dicembre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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