Una bella storia di vocazione

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Sabato alle ore 18 il Vescovo presiede la Messa in Cattedrale e conferisce l’ordinazione presbiterale a don Alberto Debbi

Mentre scattiamo le foto di rito, ci sovviene un pensiero sospeso tra il presente e la storia: don Alberto Debbi è l’ultimo sacerdote diocesano che “esce” dal Seminario di viale Timavo. Pronto? Prontissimo, al punto che l’ordinazione presbiterale avviene qualche mese prima rispetto al calendario primaverile a cui siamo abituati. Gli sarà conferita dal vescovo Massimo nella Messa di sabato 15 dicembre alle 18 in Cattedrale.
Il pomeriggio del giorno dopo, nella domenica Gaudete, don Alberto celebrerà la prima Eucarestia nella chiesa della comunità parrocchiale in cui è nato, Salvaterra. Lo si legge bene in chiaro anche sul manifesto dell’evento, per il quale il diacono seminarista ha scelto l’immagine: nel disegno di Sieger Köder è ritratto Abramo, padre nella fede.

Il riferimento è a Genesi 15,5: “Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza»”. Ma l’ordinando ci scorge anche un richiamo al suo padre nella carne, Enzo, morto nel 1994: “Papà era un innamorato della bellezza del creato e ci ha insegnato a guardare il cielo”. Allora Alberto aveva appena raggiunto la maggiore età. E in questi ultimi ventiquattro anni di “cose” nella sua vita ne sono successe parecchie, quasi tutte narrate da La Libertà alla vigilia dell’ordinazione diaconale del maggio 2017; ne proponiamo comunque una sintesi, per rinfrescare la memoria dei lettori più fedeli e per metterne a parte i nuovi che si sono aggiunti per strada.

Conseguito il diploma al liceo scientifico “Spallanzani” di Reggio, Alberto ha studiato Medicina al Policlinico di Modena, laureandosi nel 2001; iscritto all’Ordine dei Medici nel 2002, sempre a Modena si è specializzato in Malattie dell’apparato respiratorio nel 2005.
Dopodiché ha lavorato per sei mesi in Medicina all’ospedale di Scandiano, quindi otto mesi al Pronto Soccorso di Castelnovo Monti, approdando infine in Pneumologia a Sassuolo, dove è rimasto per quasi sette anni. Nel frattempo il giovane Debbi, che sentiva l’aspirazione a formare una famiglia, stava avvicinandosi al matrimonio, ma nel momento decisivo ha avuto l’onestà di ammettere che, dal punto di vista umano, quella scelta non lo rendeva completamente felice. E ha avuto anche la fortuna di avere al fianco una ragazza che l’ha capito, mostrandogli cosa significhi veramente volere il bene dell’altro, accettando il successivo periodo di discernimento e la rottura del fidanzamento, a fine 2011.

Continua a leggere l’intero articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 12 dicembre

 

 

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