Banner Amazon 120x600

GS, terremoto che ha costruito

Stampa articolo Stampa articolo

Le parole di Luisa Leoni, Emilio Bonicelli e monsignor Camisasca

All’ultimo momento, per una concomitante e rumorosa manifestazione sulla piazza del Duomo, dalla stanza del vescovado che era stata preparata ci si sposta nella sala conferenze del Museo diocesano. La presentazione del libro “L’avventura di Gioventù Studentesca”, nel tardo pomeriggio di sabato 1 dicembre, inizia con un imprevisto, ma i muri freddi della nuova location vengono riscaldati dai canti proposti: in apertura “Le stoppie aride”, dal canzoniere scout, uno dei preferiti da don Giussani, alla fine “Il popolo canta”, dal repertorio di Claudio Chieffo. L’assemblea, formata per lo più da amici e simpatizzanti di Comunione e Liberazione, risponde mandando a memoria le parole. È un ritorno alle origini, lo stesso tuffo nella storia che si sperimenta guardando le foto di Elio Ciol raccolte nel volume.

Le immagini del maestro friulano, che quest’anno ha esposto a Reggio Emilia per “Fotografia Europea”, non sono un semplice corredo iconografico; esse stesse sono memoria, vivida e vociante benché fissata in bianco e nero, di quella che Eugenia Scabini ha definito “un’esperienza tumultuosa”. Si riavvolge il nastro a quando nell’infuriare dell’ideologia sessantottina un manipolo di giovani trovò in Cristo la strada che non delude. Nei giri di tavolo coordinati da Andrea Ferrari, responsabile della comunità reggiana di CL, emergono soprattutto testimonianze. Le portano le voci del vescovo Massimo Camisasca, principale autore del libro, di Emilio Bonicelli, giornalista e scrittore, e di Luisa Leoni, reggiana di nascita, neuropsichiatra e psicoterapeuta infantile, conduttrice dei servizi educativi della cooperativa sociale “Il Pellicano” di Bologna.

Poi c’è Simone, 16 anni di Novellara, terza superiore, che s’incarica di evidenziare il trait d’union con l’oggi, ossia il fascino ancora attuale dell’avventura di GS, che lui ha conosciuto tramite i genitori. “Credevo che la mia vita fosse basata sul giudizio degli altri”, dice ricordando stati d’animo comuni a tante adolescenze. Incoraggiante è stato perciò l’aprirsi del ragazzo alla Scuola di comunità di CL, arrivato grazie a dei fatti: una “vacanzina” invernale, la chitarra suonata meglio con l’aiuto di qualcuno più grande, il coinvolgimento dei compagni di classe nella Colletta Alimentare e in dibattiti su questioni finalmente vere, fuori dalla vacuità che imperversa sui social.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 12 dicembre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

Lascia un commento