Montecchio, uno spettacolo per riflettere sui rifugiati

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«Viviamo un tempo buio, di sguardi torvi, di sospetti che accendono paura, di chiusure, di perdita di umanità. Non ci salveranno i fili spinati, per tessere futuro occorre un filo nuovo, limpido, che intreccia ascolto e memoria, che porta al riconoscimento dell’altro come risorsa e non come fardello. Il teatro è una zattera di senso, porta frammenti di noi dal passato e dall’altrove, prova ad allenarci alla vita, nella complessità, nella fragilità di cui tutti siamo impastati. Il teatro fa lo sgambetto ai pregiudizi, alla propaganda, alle parole urlate e con un soffio ci mette davanti alla verità nuda. Ogni vita è una vita e ogni vita vale»: Monica Morini introduce Questo è il mio nome, spettacolo del Teatro dell’Orsa con attori rifugiati che sabato 1 dicembre alle ore 21 sarà in scena a Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia, negli Salone dell’Oratorio della Chiesa di San Donnino Martire. La Caritas parrocchiale ha voluto proporre lo spettacolo, aperto a tutti, in continuità con gli appuntamenti annuali legati ai temi dell’attenzione verso l’altro e dell’accoglienza.

«Questo gruppo è nato nel 2015» racconta Bernardino Bonzani, che insieme a Monica Morini ha firmato ideazione e regia «I nostri attori, insieme a molti altri che frequentavano il laboratorio, erano arrivati da poco e si trovavano nella condizione di “richiedenti asilo”. Allora la memoria degli sbarchi, del grande viaggio dai paesi in guerra attraverso il deserto, l’inferno della Libia e poi le carrette del mare erano ferite aperte».

Questo è il mio nome è da circa tre anni in tour in tutta Italia. Ha ricevuto, tra l’altro, il Premio del Pubblico al Festival di Resistenza, Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria a Gattatico (RE), è stato selezionato al Festival I Teatri del Sacro 2017 e ha ottenuto l’attenzione di numerosi media nazionali: «Uno spettacolo è vivo se continua a evolversi, ad arricchirsi. Per Questo è il mio nome a ogni rappresentazione modifichiamo battute, proviamo a costruire nuove scene» aggiunge Bernardino Bonzani «Questo accade grazie ai cinque attori che hanno scelto di continuare l’esperienza teatrale inizialmente vissuta come richiedenti asilo. Lo fanno oggi in una veste di lavoro professionale in teatro. Dopo ormai più di quattro anni di vita in Italia, ciascuno di loro ha studiato, si è integrato nella lingua, nel lavoro e nelle amicizie».

Questo è il mio nome vede in scena gli attori rifugiati del progetto Sprar di Reggio Emilia gestito dalla cooperativa sociale Dimora d’Abramo Ogochukwu Aninye, Djibril Cheickna Dembélé, Ousmane Coulibaly, Ezekiel Ebhodaghe e Lamin Singhateh.

Al termine dello spettacolo, il pubblico potrà dialogare con attori e registi.

L’ingresso prevede un contribuito di 10 euro (intero) e di 5 euro (under 21).

L’Oratorio della Chiesa di San Donnino Martire si trova in Via E. Franchini 43 a  Montecchio Emilia (RE).

Prossima tappa dello spettacolo: a Pordenone, mercoledì 12 dicembre, nell’ambito del Festival I Teatri dell’Anima.

Info sulla Compagnia: http://www.teatrodellorsa.com/.

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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