Premio Mattarella a Elia Minari per le inchieste antimafia in Emilia

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Il Premio “Piersanti Mattarella”, intitolato alla memoria del presidente della Regione Sicilia ucciso dalla mafia nel 1980 e fratello dell’attuale presidente della Repubblica, è stato consegnato al giovane Elia Minari, autore del libro-inchiesta “Guardare la mafia negli occhi” sui segreti della ‘ndrangheta in Emilia e nel Nord Italia, nonché coordinatore dell’associazione culturale antimafia “Cortocircuito” di Reggio Emilia. Elia Minari, dal 2009, ha condotto un’intensa attività d’inchiesta, successivamente citata nel decreto di scioglimento del consiglio comunale di Brescello, nel maxi-processo “Aemilia”, nel processo di confisca dei beni del boss Grande Aracri e in altre indagini giudiziarie sulle mafie nel Nord Italia.

Il libro-inchiesta di Elia Minari (edito da Rizzoli) è arrivato in finale al Premio Mattarella, dopo una selezione con centinaia di altri partecipanti, e alla fine si è classificato tra i primi due libri in assoluto. La consegna del premio è avvenuta nella “Sala Mattarella” del magnifico palazzo dei Normanni a Palermo, sede della Regione Sicilia. Insieme a Elia Minari è stata premiata la giornalista de “La Repubblica” Federica Angeli, costretta a vivere sotto scorta per le sue inchieste sulle mafie a Ostia e a Roma.

Elia Minari

«Il giorno in cui mi hanno telefonato gli organizzatori del Premio Mattarella non era una giornata facile», ha detto pubblicamente Elia Minari, emozionato, con in mano la pesante lastra di marmo del Premio Mattarella. «Quel giorno l’imputato Gaetano Blasco, nell’ultima udienza del maxi-processo Aemilia, aveva da poco pronunciato il mio nome e cognome, accusandomi di aver detto molte bugie con le mie inchieste sulla ‘ndrangheta. I giudici non gli hanno creduto: Blasco ha ricevuto condanne, in primo grado, per un totale di 38 anni di carcere; è l’imputato del maxi-processo Aemilia che ha ricevuto la pena più elevata». In particolare l’imputato Blasco era infastidito per le inchieste realizzate da Minari nel mondo dell’edilizia e sui ristoranti dell’imputato in Germania, citate nel maxi-processo “Aemilia”.

Non è il primo premio ricevuto in Sicilia da Elia Minari: lo scorso 2 maggio l’Ordine dei Giornalisti gli ha conferito il “Premio Francese”, intitolato al giornalista ucciso da Cosa Nostra nel 1979. Inoltre il 2 agosto a Messina ha ricevuto il “Premio Zappalà” e nella Riserva naturale dei Nebrodi gli è stato consegnato il premio “Testimone”, durante un evento pubblico organizzato dai poliziotti della scorta di Giuseppe Antoci che subì un attentato mafioso nel 2016.

Giovedì sera Elia Minari sarà uno degli ospiti principali di una tavola rotonda a Milano insieme alla senatrice a vita Liliana Segre e al direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata Nando Dalla Chiesa. L’incontro pubblico sarà condotto da Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli ucciso dalla mafia a Milano nel 1979.

Nelle ultime settimane Minari ha presentato le sue inchieste sulla ‘ndrangheta in diverse città, dalla Toscana alla Calabria.

 

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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