Black Friday, affari e paranoia

Stampa articolo Stampa articolo

Novembre è probabilmente il mese più atteso e più temuto dalle aziende che vendono online. È infatti il mese del Black Friday, il venerdì nero degli sconti su cui anche gli e-commerce italiani stanno puntando sempre di più per ingrossare i propri fatturati. Più dei saldi estivi e di quelli di gennaio e forse anche più delle stesse feste natalizie, fino a non molto tempo fa unica finestra dell’anno in cui erano concesse (e spesso possibili, grazie alle tredicesime) le abbuffate di acquisti.

Il Black Friday, entrato un po’ in sordina alcuni anni fa alle nostre latitudini, è letteralmente esploso come fenomeno commerciale in Italia nelle ultime due-tre stagioni, sia dal punto di vista dell’offerta – cioè dei marchi e delle imprese che decidono di sfruttare l’occasione con ribassi di prezzo o altre iniziative – sia da quello della domanda, con i consumatori sempre più attenti a concentrare nel quarto venerdì di novembre le proprie brame di shopping.

Tale impennata non è certo casuale, ma coerente con l’accelerazione che anche in Italia hanno avuto le vendite online in generale. I dati presentati di recente dall’Osservatorio e-commerce promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm parlano di un valore di acquisti digitali di circa 27,4 miliardi di euro registrati nel 2018 – stimati più che altro, visto che l’anno solare non è terminato – nel nostro Paese, con un aumento del 16% sull’anno precedente, quando a sua volta l’incremento era stato del 17% sul 2016.

Una costante double-digit growth, cioè una crescita a doppia cifra come si dice nel gergo degli affari, che testimonia il boom dello shopping in rete anche tra gli italiani, notoriamente non in prima linea sul fronte dell’innovazione digitale, e che conferma la consapevolezza da parte delle aziende più evolute e strutturate che senza vendere online non si può stare, meglio se in ottica omnichannel, cioè attivando sinergie tra i canali tradizionali (i negozi) e quelli digitali.

Noi italiani restiamo comunque ben lontani in termini di fatturati da e-commerce dai principali protagonisti dello scenario mondiale: in un mercato globale che, secondo gli analisti, vale oggi circa 2.500 miliardi di euro, la Cina è di gran lunga il leader con oltre 1.000 miliardi, davanti agli Stati Uniti con 600 miliardi circa, gli stessi che raggiungono insieme grossomodo i Paesi dell’Europa, dove a fare la voce grossa è il Regno Unito (intorno ai 200 miliardi, secondo alcune fonti).

Sempre prendendo per buone le statistiche che si leggono e si raccolgono in rete, mi ha impressionato il dato del valore di vendite fatto registrare da Alibaba – l’Amazon di Pechino, diciamo – in un solo giorno, lo scorso 11 novembre, in occasione del Singles Day, un’altra festività pagana tutta cinese dedicata al dio shopping: 30,8 miliardi di dollari, in pratica in sole 24 ore più dell’intero fatturato annuale in Italia di cui parlavamo poche righe fa, con il primo miliardo venduto in un minuto e 25 secondi dall’inizio delle offerte.

È vero che con un bacino di utenza enorme come quello dell’ex impero celeste si fa presto a realizzare grandi numeri, ma qui siamo al limite del delirio da compravendita, soprattutto se pensiamo all’ansia compulsiva che deve aver accompagnato molti di quegli shoppers con gli occhi a mandorla nell’attesa dell’avvio degli sconti. E anche se ci soffermiamo a ragionare un attimo sulla congestione logistica e sull’inquinamento che una simile concentrazione di vendite – e quindi di spedizioni – deve aver generato.

Anche da noi in Europa, del resto, si sa di grandi aziende che impiegano settimane a smaltire le spedizioni che si accumulano nei periodi caldi dell’e-commerce come il Black Friday. Solo Amazon, grazie alla sua impressionante (nel bene e nel male) macchina organizzativa, anche quest’anno continuerà probabilmente a non sbagliare un colpo o a sbagliarne comunque pochissimi in relazione agli enormi volumi che muove.

Riflettori puntati allora su venerdì 23 novembre, anche se poi diverse aziende hanno iniziato a martellare già dall’inizio del mese, o poco dopo, con le pubblicità, le anteprime, i teaser del Black Friday, saturando la nostra attenzione e la nostra pazienza. E attenzione: prima di tirare il fiato, c’è da superare indenni anche il Cyber Monday di lunedì 26 novembre…

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.iori@laliberta.info 

Pubblicato in Articoli, Orti digitali Taggato con:

Lascia un commento