Il Papa esorta gli scienziati alla “carità del sapere”

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Il mondo della scienza, che in passato ha assunto posizioni di autonomia e di autosufficienza, con atteggiamenti di sfiducia nei confronti dei valori spirituali e religiosi, oggi invece sembra aver preso maggiore coscienza della sempre più complessa realtà del mondo e dell’essere umano. Sono subentrati una certa insicurezza e qualche timore di fronte alla possibile evoluzione di una scienza e di una tecnologia che, se abbandonate senza controllo a sé stesse, possono voltare le spalle al bene delle persone e dei popoli. È vero, la scienza e la tecnologia influiscono sulla società, ma anche i popoli con i loro valori e i loro costumi influenzano a loro volta la scienza. Spesso la direzione e l’enfasi che vengono date ad alcuni sviluppi della ricerca scientifica sono influenzate da opinioni ampiamente condivise e dal desiderio di felicità insito nella natura umana.

Tuttavia, abbiamo bisogno di maggiore attenzione ai valori e ai beni fondamentali che sono alla base della relazione tra popoli, società e scienza. Tale relazione richiede un ripensamento, in ordine a promuovere il progresso integrale di ciascun essere umano e del bene comune. Dialogo aperto e attento discernimento sono indispensabili, specialmente quando la scienza diventa più complessa e l’orizzonte che essa dischiude fa emergere sfide decisive per il futuro dell’umanità. Oggi, infatti, sia l’evoluzione sociale sia i cambiamenti scientifici avvengono sempre più rapidamente e si rincorrono. E’ importante che la Pontificia Accademia delle Scienze consideri come questi cambiamenti tra loro interconnessi richiedano un impegno saggio e responsabile da parte di tutta la comunità scientifica. La bella sicurezza della torre d’avorio dei primi tempi moderni ha lasciato il posto, in molti, a una salutare inquietudine, per cui lo scienziato di oggi si apre più facilmente ai valori religiosi e intravede, al di là delle acquisizioni della scienza, la ricchezza del mondo spirituale dei popoli e la luce della trascendenza divina. La comunità scientifica è parte della società e non deve considerarsi come separata e indipendente, anzi, essa è chiamata a servire la famiglia umana e il suo sviluppo integrale”.

Così si è rivolto Papa Francesco lunedì 12 novembre nella Sala del Concistoro ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze.
“I possibili frutti di questa missione di servizio sono innumerevoli; in questa sede vorrei fare qualche breve cenno. Anzitutto c’è l’immensa crisi dei cambiamenti climatici in atto e la minaccia nucleare. Sulla scia dei miei Predecessori, ribadisco la fondamentale importanza di impegnarsi a favore di un mondo senza armi nucleari e chiedo – come fecero San Paolo VI e San Giovanni Paolo II – agli scienziati l’attiva collaborazione al fine di convincere i governanti della inaccettabilità etica di tale armamento a causa dei danni irreparabili che esso causa all’umanità e al pianeta. Pertanto ribadisco altresì la necessità di un disarmo di cui oggi sembra non si parli più a quei tavoli intorno ai quali si prendono le grandi decisioni. Che anch’io possa ringraziare Dio, come fece San Giovanni Paolo II nel suo testamento, perché nel mio pontificato è stata risparmiata al mondo la tragedia immane di una guerra atomica.
I cambiamenti globali sono sempre più influenzati dalle azioni umane. Perciò sono necessarie anche risposte adeguate per la salvaguardia della salute del pianeta e delle popolazioni, una salute messa a rischio da tutte quelle attività umane che usano combustibile fossile e deforestano il pianeta. La comunità scientifica, così come ha fatto progressi nell’identificare questi rischi, è ora chiamata a prospettare valide soluzioni e a convincere le società e i loro leader a perseguirle.

So che, in tale prospettiva, nelle vostre sedute individuate le conoscenze che emergono dalla scienza di base e siete abituati a collegarle con visioni strategiche che tendano a studiare a fondo i problemi. È vostra vocazione individuare gli sviluppi innovativi in tutte le principali discipline della scienza di base e riconoscere le frontiere tra i vari settori scientifici, in particolare in fisica, astronomia, biologia, genetica e chimica. Questo è parte del servizio che fate all’umanità.
Accolgo con favore il fatto che l’Accademia si concentri anche sulle nuove conoscenze necessarie per affrontare le piaghe della società contemporanea. I popoli chiedono giustamente di partecipare alla costruzione delle proprie società. I proclamati diritti universali devono diventare realtà per tutti, e la scienza può contribuire in modo decisivo a tale processo e all’abbattimento delle barriere che lo ostacolano. Ringrazio l’Accademia delle Scienze per la sua preziosa collaborazione nel contrastare quel crimine contro l’umanità che è la tratta delle persone finalizzata a lavoro forzato, prostituzione e traffico di organi. Vi accompagno in questa battaglia di umanità.
Molta strada c’è ancora da fare verso uno sviluppo che sia allo stesso tempo integrale e sostenibile. Il superamento della fame e della sete, dell’elevata mortalità e della povertà, specialmente tra gli ottocento milioni di bisognosi ed esclusi della Terra, non verrà raggiunto senza un cambiamento negli stili di vita. Nell’Enciclica Laudato si’ ho presentato alcune proposte-chiave per il raggiungimento di questo traguardo. Tuttavia, mi sembra di poter dire che mancano volontà e determinazione politica per arrestare la corsa agli armamenti e porre fine alle guerre, per passare con urgenza alle energie rinnovabili, ai programmi volti ad assicurare l’acqua, il cibo e la salute per tutti, ad investire per il bene comune gli enormi capitali che restano inattivi nei paradisi fiscali.

La Chiesa non si attende dalla scienza che segua soltanto i principi dell’etica, che sono un patrimonio inestimabile del genere umano. Essa si aspetta un servizio positivo, che possiamo chiamare con San Paolo VI la «carità del sapere». A voi, cari scienziati e amici della scienza, sono state affidate le chiavi del sapere. Vorrei essere presso di voi l’avvocato dei popoli ai quali non arrivano che da lontano e raramente i benefici del vasto sapere umano e delle sue conquiste, specialmente in materia di alimentazione, salute, educazione, connettività, benessere e pace. Permettetemi di dirvi a nome loro: la vostra ricerca possa giovare a tutti, al fine che i popoli della terra ne siano sfamati, dissetati, sanati e formati; la politica e l’economia dei popoli vi attingano indicazioni per procedere con maggiore certezza verso il bene comune, a vantaggio specialmente dei poveri e dei bisognosi, e verso il rispetto del pianeta. Questo è l’immenso panorama che si dischiude agli uomini e alle donne di scienza quando si affacciano sulle attese dei popoli: attese animate da fiduciosa speranza ma anche da inquietudine e ansietà”.

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