Io sono il capitano della mia anima

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Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro 
Ringrazio qualunque dio ci sia
Per la mia anima invincibile.

Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina ma non si china.

Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l’orrore della fine.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto impietosa la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Questi sono i versi della poesia Invictus, usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigionia durante l’apartheid e resa celebre dall’omonimo film con l’attore Morgan Freeman nei panni del presidente sudafricano.

Nel film la parola latina viene interpretata come “invincibile” mentre la traduzione corretta è indomito.

Indomito… quanto i miei ragazzi lo sono, mi chiedo spesso. Li vedo solo in campo, il mio unico strumento per conoscerli è il pallone, alle prese con le “pressioni” di una partita del campionato Allievi. Così, dopo due sconfitte, analizzando i match, mi sono chiesto perché avessimo perso…

Ne abbiamo parlato insieme, negli spogliatoi. In pochi hanno detto la loro. Hanno criticato la mia rabbia tra un tempo e l’altro. Giustamente lo hanno fatto. Sono l’adulto di riferimento, la loro guida. Mi sono arrabbiato, volevo una loro reazione. Volevo pungerli nell’orgoglio. Ho chiesto scusa per il mio atteggiamento: ho sbagliato. Ma al termine della chiacchierata non ero soddisfatto per le cose venute fuori. Mancava qualcosa. Non ci siamo soffermati su una cosa importante: l’anima. Quante volte l’argomento anima non viene trattato. Troppo astratto, troppa briga soffermarsi ad ascoltare la propria voce interiore. O peggio, non la si ascolta per nulla, assordati da tutto quello che ci assorbe all’esterno.

La risposta l’ho trovata in questa poesia: no, non voglio una squadra di invincibili. Abbiamo perso perché ci siamo appiattiti al livello degli avversari, perché abbiamo continuato a giocare in maniera vuota, senza anima. 

Ecco cosa vorrei: una squadra di indomiti. Non solo di ragazzi che vengono a giocare a calcio inseguendo la loro passione, ma vorrei persone decise, convinte ad essere artefici del loro avvenire. Vorrei che i ragazzi fossero “padroni del loro destino”, “capitani della loro anima”. E allora non esisterebbe sconfitta. Non perché non si perdono più le partite, ma perché si è lottato per il proprio ideale, per il proprio credo. Fortunatamente di sconfitte ne arriveranno ancora tante, ma questo non deve macchiare l’indole dei ragazzi, anzi deve stimolare ancora di più a fare meglio, a non arrendersi “nella stretta morsa delle circostanze”.

I ragazzi hanno perso il gusto di lottare. Sanno solo giustificarsi. Forse noi adulti gli abbiamo creato un mondo troppo comodo, fatto solo di agi:  stiamo confezionando una realtà ovattata, in cui la sofferenza, il sacrificio e il dolore rimangono solo notizie da telegiornale, lontani dalla nostra realtà. Questa è la differenza tra chi ce la farà e chi non riuscirà a farcela, fuori e dentro al campo: esaltare la propria anima, scrivendo il proprio avvenire, al cospetto delle tante difficoltà, con la fatica dell’insuccesso e del sacrificio, tasse obbligatorie da pagare nel cammino della vita, ma al contempo con la soddisfazione di chi potrà dire “ce l’ho fatta”. E allora anche una maglia da calcio madida di sudore, le gambe pesanti e la stanchezza che annebbia la vista diventeranno una vittoria. Questa è la sfida coi giovani di oggi, dimostrare loro che l’anima appagata vale più di ogni ricchezza, che ogni vetta raggiunta è solo l’inizio di una nuova sfida.

Chiedete a un ragazzo chi è Mandela. E poi chiedetegli chi è Fedez. Di quest’ultimo saprà sciorinarvi tutta la sua vita. Del primo, che ha fatto la storia, probabilmente sapranno solo il nome per sentito dire.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

Pubblicato in A bordo campo, Articoli

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