Lampi di «Regno» nell’aldiqua

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Dialogo sul libro «Cristianesimo e intelligenza della storia»

Il vero protagonista della serata, il professor Sandro Spreafico, se ne sta tutto il tempo seduto in platea, in vigile ascolto. Preferisce così. Nel terzo e ultimo dei giovedì culturali promossi dall’unità pastorale “Santa Maria degli Angeli” in collaborazione con Circolo di Cultura “Giuseppe Toniolo”, Anteas e La Libertà, nel dopocena di giovedì 25 ottobre a Regina Pacis, quattro relatori e il pubblico si intrattengono intorno al suo ultimo libro, Cristianesimo e intelligenza della storia (Edizioni San Lorenzo 2018). Con argomenti e accenti diversi, ma unanime senso di gratitudine per l’opera dello storico reggiano, che dopo i cinque ponderosi volumi su I cattolici reggiani dallo Stato totalitario alla democrazia: la Resistenza come problema e l’imponente ricerca Il calice di legno, dedicata al Servo di Dio monsignor Dino Torreggiani, ha continuato a pubblicare opere che potremmo definire di introspezione storiografica.

Come già in Historia. Innamorarsi di una “scienza sporca” (FrancoAngeli 2016), infatti, emerge dalle pagine di Spreafico quello che monsignor Giovanni Costi chiama un modulo sapienziale, facendo il parallelo con i Libri sapienziali dell’Antico Testamento e con il loro intento di leggere la trama più autentica della tortuosa vicenda di Israele.
Così la società e la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla sono senza dubbio il popolo “eletto” dall’autore, che a giudizio del direttore del Centro Diocesano Studi Storici di Marola “si aggancia a un’antropologia di ispirazione cristiana, come meditazione sull’uomo” e – come del resto promette il titolo del recente tomo – evidenzia “la necessità di cogliere una profonda interazione tra il cristianesimo e l’intelligenza della storia”, la quale intelligenza a sua volta permette una comprensione “storica” del cristianesimo nelle sue dimensioni tanto terrestri quanto soprannaturali.

Muovendosi a suo agio dalla Rivoluzione francese al Risorgimento, dal cattolicesimo sociale alle sfide dello Stato totalitario, dalla Resistenza al post-Concilio, Sandro Spreafico conferma anche in questo lavoro un’ermeneutica problematica, quella di uno storico di lungo corso, di valore adamantino e di ammirevole umiltà, che non si sente mai arrivato e di certo non salta alle conclusioni, mentre capitolo dopo capitolo sa far “risuscitare” da una schiera di attori della nostra storia vescovi come Eduardo Brettoni e Gilberto Baroni, esegeti ardimentosi della Parola come Aldo Bergamaschi e Lanfranco Lumetti, testimoni fino al sangue come Giuseppe Andreoli e Pasquino Borghi, lungimiranti organizzatori come Emilio Cottafavi, Pietro Tesauri, Domenico Piani, maestri di scienza e di vita come Leone Tondelli, costruttori di fraternità e di pace come Giorgio Emilio Manenti.

Mirco Carrattieri, già presidente di Istoreco, oggi tra l’altro direttore del Museo della Resistenza a Montefiorino (Modena), trova particolarmente convincenti i capitoli sul vescovo Brettoni e su Domenico Piani, il dirigente cattolico romagnolo che fu l’anima della prima Dc a Reggio. Il relatore trova poi “sfidanti” le pagine sulla riconciliazione difficile di “quella che tra il 1943 e il 1945 in Italia è stata una guerra civile”, precisando che per Spreafico la riconciliazione non è una scorciatoia ma “un passaggio molto esigente, forse troppo esigente per il tenore del dibattito pubblico nel nostro Paese”, che presuppone l’assimilazione e la presa in carico del nostro passato, tutto intero.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 7 novembre

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