Tra le «rose blu» di Gornja Bistra

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Giovani di Rubiera in Croazia tra i piccoli dell’ospedale

Missione è anche un campo di lavoro estivo: una settimana a Gornja Bistra, a 28 km a nord di Zagabria, in Croazia, e… nulla è più come prima. Lo hanno testimoniano Chiara Carnevali, Elena Iotti, Letizia Parravicini, Laura Spallanzani, Samuele Iotti e Matteo Campana della parrocchia di Rubiera, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale come pure sul foglio dell’unità pastorale. Un’esperienza coinvolgente, che non li ha lasciati indifferenti.
“Tutto è cominciato due anni fa – racconta Elena. – Era una domenica di fine settembre e noi giovani della parrocchia di Rubiera ci trovavamo all’oratorio per iniziare uno dei nostri soliti incontri. Quella sera don Carlo (Sacchetti, ndr) decise di aprire questo momento di condivisione con un filmato. Appena il video iniziò, tutte le chiacchere e le risate si interruppero. In questo video apparivano bambini con gravi problemi. Successivamente ci fu spiegato che si trattava di un ospedale della Croazia in cui vivevano un centinaio di bambini bisognosi di cure e affetto. L’opportunità di confrontarci con questa realtà ci è arrivata quest’anno: la seconda settimana di agosto”.

Così è iniziato il loro viaggio tra un po’ di paura e incertezze dissolte poi all’arrivo, insicurezze svanite che hanno ceduto il posto alla gioia e alla tenerezza di fronte ai piccoli ospiti dell’ospedale, dove hanno prestato servizio come volontari.
Lo chiamavano “Il castello degli orrori”: scriveva così Famiglia Cristiana nel maggio 2012; ex dimora estiva della famiglia Orsic e poi, dopo la confisca nel 1945, ospedale psichiatrico per malattie croniche, ereditarie, metaboliche… fortemente invalidanti, un ex sanatorio con altre finalità, tra le cui mura sono racchiuse solitudine, dolori, emarginazione.

Quando nel 1998 il seminarista di origine napoletana don Ermanno d’Onofrio (poi diventato prete), che si occupava dell’organizzazione e animazione di campi profughi nei Balcani, vi arrivò con alcuni volontari, una visita non programmata, l’impatto fu choccante, ma l’effetto dirompente: nacque l’idea di tornare, garantire una presenza stabile di volontari in tutto l’arco dell’anno, facendosi accogliere dal personale, per portare “se stessi”, niente a che fare, si potrebbe proprio dire, con quella falsa carità o con quel senso di pietismo che riscontriamo verso persone duramente provate.

Anche in questi giovani di Rubiera è scattato qualcosa dentro, visto che l’idea di tornarvi non li ha abbandonati. Laura addirittura ha deciso di iscriversi a infermieristica per tornarvi con più competenze.
Tutti, seppure nella fatica, hanno evidenziato quanto questi bambini sappiano trasmettere gioia – vere “bombe cariche di felicità esplosiva”, li definisce Samuele, perché contagiosa – e quanto questa esperienza li abbia resi più consapevoli dell’amore gratuito ricevuto, spiega Matteo. E come non ricordare Domagoj, il bimbo degli abbracci, Nina e Maria, Anka… bimbi speciali e unici, spiega Letizia. Insomma lì, tutto, in quel luogo – dice Chiara – assume un peso diverso.

Continua a leggere l’articolo Mary Pagani su La Libertà del 31 ottobre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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