Nella vita con fede e ragione

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Il Vescovo agli univeristari indica i modelli di Secchi e Wojtyla

Pubblichiamo l’omelia che il vescovo Massimo ha tenuto nella Messa presieduta il 22 ottobre nella cripta della Cattedrale per l’inizio del nuovo anno accademico, nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di padre Angelo Secchi, gesuita e scienziato reggiano. Tutte le foto sono su www.laliberta.info.

Carissimi studenti, insegnanti, collaboratori della nostra università, questa celebrazione vuole essere una richiesta a Dio di benedizione per l’anno di studi accademici che avete da poco cominciato e per le vostre vite. Gli anni dell’università sono una tappa importante dell’esistenza, anni in cui si pongono le basi del futuro e nei quali il volto di una persona può prendere la sua fisionomia adulta. Inoltre sono anni di bellezza, ricchi di scoperte, di impegno, di conoscenze, di condivisione.
Come sapete, quest’anno ricorre il secondo centenario della nascita di padre Angelo Secchi, illustre figlio della nostra città di Reggio Emilia e grande scienziato noto in tutto il mondo. Vorrei riprendere alcuni tratti della sua figura, dai quali possiamo trarre importanti insegnamenti per la nostra vita e per il vostro lavoro di studenti.

Angelo Secchi all’età di quindici anni entrò nella Compagnia di Gesù a Roma. Questo importantissimo astrofisico era quindi un uomo di profonda fede e un religioso. Non mi sembra un dato irrilevante, da dare per scontato. Padre Secchi con la sua vita e il suo esempio ci mostra una via capace di coniugare tra loro fede e ragione, fede e tecnica, fede e ricerca scientifica. Egli vedeva e soprattutto scopriva attraverso le sue ricerche l’armonia che regge l’universo e che ci è accessibile sia attraverso l’indagine della natura sia attraverso la fede nella rivelazione che Dio ha fatto di se stesso e del suo mistero attraverso la Storia sacra. Queste due vie per lui erano un’unica via e con essa egli identificò tutta la sua vita.

Nel 1848, all’età di trent’anni, a causa dei moti insurrezionali dovette emigrare da Roma: raggiunse prima l’Inghilterra e poi si stabilì a Washington. La sua carriera di astronomo cominciò proprio qui, nell’osservatorio della Georgetown University.
Questa difficoltà, la necessità di emigrare, fu in realtà provvidenziale. Il tempo trascorso all’estero infatti gli consentì di entrare in contatto con numerosi scienziati e di aggiornarsi sugli sviluppi della fisica. Come non vedere in questo passaggio la mano di Dio, che a partire da una situazione di disagio e dalla richiesta di un sacrificio – tale è la necessità di abbandonare la propria città e di cambiare radicalmente le proprie abitudini – sa costruire cose grandi, utili e buone?

Nel 1849 rientrò a Roma e fino alla morte fu direttore dell’osservatorio astronomico e meteorologico del Collegio Romano. Si occupò così non solo di astronomia, ma anche di magnetismo, meteorologia e misure geodetiche. Fu anche un inventore: si deve infatti a lui il meteorografo (strumento che consentiva la registrazione a distanza di temperatura, pressione, umidità, direzione del vento, velocità del vento e quantità di pioggia). Fu in particolar modo un appassionato studioso del Sole e delle stelle: fu il primo a classificarne ben 4.000 in base ai loro spettri fondando così di fatto la moderna astrofisica. (Prima di lui l’astronomia era misurare la posizione dei pianeti e delle stelle. Egli ha invece guardato all’astronomia dal punto di vista di un fisico. Non si chiese dove sono questi oggetti, ma si chiese che cosa sono). Pensò quindi ad una “trattazione unitaria” delle forze fisiche su scala universale. Anche questo è un dato molto importante. Egli lo dimostrò attraverso la ricerca scientifica. Ma di questa stessa unità parla tutta la Sacra Scrittura, ad esempio nella prima pagina del Vangelo di Giovanni, dove sta scritto che nel Logos tutte le cose sono state create (cf. Gv 1,3). Tutto, le realtà di cui abbiamo quotidiana esperienza, ma anche quelle macroscopiche e quelle microscopiche, ci parla del Logos divino.

Continua a leggere le parole del Vescovo monsignor Massimo Camisasca su La Libertà del 31 ottobre 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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