Rifugiati: rotte e diritti a rischio

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Sorprese nei dati illustrati da Felipe Camargo (UNHCR)

Fatti. Parlando di rifugiati in Europa e nel mondo, prima di perdersi in disquisizioni teoriche o chiacchiere da bar, è utile ogni sforzo di conoscenza. L’unità pastorale “Santa Maria Maddalena” (parrocchie reggiane di San Pellegrino e Buon Pastore) e l’associazione “Giorgio La Pira” hanno organizzato una serata di approfondimento – martedì 9 ottobre al Cinema Olimpia – invitando Felipe Camargo, dal febbraio scorso responsabile UNHCR per il Sud Europa; nato nel 1963 a Bogotà, questo avvocato dalla doppia cittadinanza colombiana e australiana ha lavorato in organizzazioni umanitarie in Mozambico, Afghanistan, Myanmar, Guatemala e Pakistan. Al tavolo con lui, che parla un buon italiano, erano seduti Pier Luigi Bertolotti, dell’associazione promotrice, la giovane Valentina Codeluppi, prossima a partire per il Sud Sudan con la Croce Rossa, e il parroco don Giuseppe Dossetti.

Presentando l’incontro alla cittadinanza – era seduto nel folto pubblico anche il sindaco Luca Vecchi – il sacerdote ha invitato a non considerare i fenomeni migratori semplicemente dal punto di vista politico ed economico. “Il primo dovere che abbiamo è di restituire a questi uomini e donne la loro dignità di esseri umani, tenendo anche conto del fatto che molti di essi sono nostri fratelli nella fede. Quando si comincia a considerare gli esseri umani come dei numeri, è facile scivolare verso il razzismo. Per questo, il primo nostro dovere è di conoscere queste persone”. E per avere uno sguardo realmente globale su problemi e opportunità non c’è osservatorio più indicato dell’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Fondata nel 1950, in questi ultimi anni l’Agenzia si è occupata in particolare dell’aiuto ai profughi in Libia e nell’Africa subsahariana, arrivando a contare uno staff di quasi 11.000 persone operanti in 130 Paesi.
Con un pallino fisso: tutelare i diritti e il benessere dei rifugiati in ogni parte del pianeta. Su questo punto Camargo, abituato alle “fake news” secondo cui l’Onu favorirebbe clandestinità e zone grigie, è stato assai chiaro. E pur con molto garbo istituzionale ha messo il dito nella piaga della (non) politica dell’Europa, di fatto sprovvista di una governance dei flussi: quando manca una gestione coordinata delle migrazioni, ha detto, aumenta il rischio che le persone che realmente hanno bisogno di protezione si trovino discriminate e perseguitate proprio nel Paese che le dovrebbe tutelare. Danno e beffa.

La magna charta esiste: è la Convenzione stipulata a Ginevra nel 1951, che contiene anzitutto la definizione di rifugiato: persona che per il fondato timore d’essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di quello Stato. L’articolo 33 del documento definisce poi il principio di non refoulement (ritorno al Paese d’origine) stabilendo che nessuno Stato – se ha firmato la Convenzione, s’intende – espellerà o respingerà in qualsiasi modo un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate per le ragioni già elencate.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 17 ottobre

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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