La Chiesa sogni con i giovani

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Fino al 28 ottobre in Vaticano 267 padri sinodali insieme al Papa

Due verbi: sognare e sperare, con i relativi sostantivi. Una raccomandazione preliminare: non lasciarsi soffocare dai “profeti di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati”. Un obiettivo: “Allargare gli orizzonti, dilatare il cuore e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci separano e ci allontanano dai giovani”. Papa Francesco ha aperto la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi, in corso fino al 28 ottobre, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, invitando i 267 padri sinodali provenienti da ogni parte del mondo – compresa la Cina continentale, ha fatto notare lo stesso Francesco dando il benvenuto ai nuovi arrivati – a lottare a fianco dei giovani, per non lasciarli soli “nelle mani di tanti mercanti di morte”.

La “Magna Charta” del Sinodo, per il Papa, sono le parole pronunciate da Paolo VI (canonizzato il 14 ottobre in piazza San Pietro) nell’ultimo messaggio dell’assise conciliare, indirizzato proprio ai giovani. Nell’ampio discorso di apertura della prima Congregazione generale, durato più di mezz’ora e lungamente applaudito, un “grazie” ai giovani e l’invito a dialogare tra le generazioni uscendo da pregiudizi e stereotipi. I giovani “vogliono essere protagonisti del rinnovamento in atto”, ha detto il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, nella sua relazione. L’arte dell’accompagnamento è “la competenza più richiesta dai giovani”, che vogliono “una Chiesa più autentica”, gli ha fatto eco il relatore generale, il cardinale Sergio da Rocha.

“Che lo Spirito ci dia la grazia di essere Padri sinodali unti col dono dei sogni e della speranza, perché possiamo, a nostra volta, ungere i nostri giovani col dono della profezia e della visione; ci dia la grazia di essere memoria operosa, viva, efficace, che di generazione in generazione non si lascia soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati, ma è capace di trovare spazi per infiammare il cuore e discernere le vie dello Spirito”. È l’auspicio, in forma di preghiera, con cui si apre l’omelia di Francesco in piazza San Pietro.

Continua a leggere l’articolo su La Libertà del 17 ottobre

 

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