Don Castellini è arrivato a Casina

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L’ingresso del parroco dell’unità «Beata Vergine del Carrobbio»

Aprono l’importante evento comunitario di mercoledì 3 ottobre le parole del sindaco Stefano Costi che esprimono quanto sia significativa per la comunità civile la figura del sacerdote, parte integrante della comunità stessa, presenza vicina alle persone nei momenti di gioia e di dolore in una realtà vivace come è quella di Casina, ricca di movimenti e associazioni. Il suo arrivo fa nascere una speranza e una promessa: la speranza di costruire novità positive e la promessa di non lasciare mai solo il nuovo parroco. Risponde don Carlo Castellini, che ricorda di aver anticipato con il proprio sì la richiesta di venire come parroco a Casina, nella sua amata montagna, portando già nel cuore i suoi nuovi parrocchiani accanto a quelli che lascia e che non dimenticherà: anche per lui il desiderio è quello di diventare per tutti un amico, come vuole Gesù, e ringrazia di cuore.

Dopo pochi minuti le campane si sciolgono a festa e dalle porte spalancate don Carlo entra in processione con i confratelli, presenti in gran numero nonostante le distanze e il disagio dei percorsi di montagna, mentre la comunità esprime il senso più profondo di questo suo radunarsi con le parole del canto “Rallegriamoci, esultiamo, rendiamo gloria al Signore, la sua sposa è pronta…”. Come un giorno don Carlo aveva detto il suo sì dalla scrivania di una banca, così oggi lo rinnova a servizio di questa comunità, proprio nel giorno del transito di san Francesco e dell’avvio del Sinodo dei giovani. Ricordando questo il vicario del Vescovo consegna il nuovo parroco nelle mani della comunità come un dono, oggi sempre più raro. Nella successione dei parroci, ricorda monsignor Alberto Nicelli, si esprime l’indole pastorale della Chiesa nella quale Gesù opera attraverso i suoi ministri e don Carlo è qui proprio per questo, per ricordare a tutti che Gesù ci ama.

Le letture e la vita di san Francesco ci mettono davanti alcune immagini che delineano per sommi capi il ministero sacerdotale: “riparare il tempio” nella dimensione spirituale e, quando è necessario, anche materiale, “scavare un serbatoio d’acqua” per dissetare con la ricchezza della grazia quanti si avvicinano, dentro e fuori dalla Chiesa, “fortificare le mura” della fedeltà a Dio per difendere la comunità dagli assalti del diavolo, oppositore e menzognero, e “amare l’Eucaristia” come la amò e la visse san Francesco. All’augurio che il vicario porge a don Carlo di fare della liturgia il luogo in cui si possa toccare con mano la presenza del Signore e di trovare la propria difesa nell’incontro con Dio, don Carlo risponde proclamando il Credo, in piedi davanti all’altare e poi andandosi a sedere in quella posizione che occuperà da ora in avanti, per prendere il “suo giogo” di gioie e di fatiche.

Continua a leggere l’articolo di Virginia Scardova su La Libertà del 17 ottobre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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