Rio Saliceto accoglie don Stefano

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Paragoni e confronti, nel giorno dell’ingresso del nuovo parroco, si sprecano. Il novello prevosto è vestito uguale a quello di nove anni fa. Il palco è sempre nello stesso posto, addobbi nuovi lo ricoprono. La chiesa pare identica, anche se in realtà c’è stato un terremoto di mezzo. Maresciallo diverso, stesso sindaco, Vicario generale pronto e sorridente. Il cerimoniere è sempre quello, il campanaro pure. Assonanze e dissonanze si intrecciano in una giornata, il 29 settembre, calda e accogliente come quella di inizio ottobre che ci ha visto accogliere don Carlo Castellini 9 anni fa.

Entriamo in chiesa con largo anticipo sull’orario stabilito. Io in realtà arrivo in ritardo, di corsa da Reggio. Mi colpiscono le tante facce “straniere” – è gente di Rubiera, sono venuti a salutare il loro oramai ex vicario parrocchiale. Vedendo la chiesa piena di gente immagino già il fitto vociare che, pian piano, diventa insopportabile baccano. Invece entro in una chiesa silenziosa; si legge un’attesa sul volto dei presenti. Attraverso la folla stipata lungo le navate per raggiungere la sagrestia. Un’altra folla mi colpisce: è il numero di sacerdoti e diaconi pronti a partecipare alla celebrazione presieduta da monsignor Alberto Nicelli. Quanti amici giunti fin qui!

Fra il bianco candido delle casule e delle dalmatiche scorgo finalmente il nostro don Stefano Manfredini. Accenna un saluto. Non lo conosco ancora bene, avremo tanto tempo per farlo; tuttavia scorgo una grande gioia e una buona dose di emozione dietro quel breve cenno. La celebrazione vola via. Non è che uno si diverta a stare ore in piedi, questo no. Ma quando tutto ti porta a guardare a cosa Cristo sta compiendo in mezzo a noi con l’arrivo del sacerdote… come fare a stancarsi? “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno volge al declino”… e quei due ne avevano fatte di ore in piedi a camminare.

Leggi tutto l’articolo di Luca Bassoli su La Libertà del 10 ottobre

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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