Con il nostro Vescovo parliamo della figura femminile

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La donna nella Chiesa: riflessioni sul magistero di Papa Francesco

Quasi un prolungamento dell’omelia di san Prospero 2017 e del convegno sul genio femminile del 29 maggio scorso: il Vescovo ha parlato nuovamente della donna nella Chiesa intervenendo presso i locali dei Cappuccini a Reggio (foto). Proponiamo la nostra intervista sui temi della conferenza.

“La donna nel Magistero di Papa Francesco”. Da dove si può partire?
All’inizio del pontificato, nell’Udienza del 3 aprile 2013, mentre era in corso l’Anno della Fede, il Papa, parlando della resurrezione, si è soffermato sul racconto dei testimoni di quell’evento decisivo per la fede e la storia cristiana. Se andiamo a rileggere quell’udienza, vi troviamo uno stile ratzingeriano e bergogliano assieme. Probabilmente c’erano degli appunti che papa Francesco ha raccolto e fatti suoi. Così è stato per la Lumen Fidei, scritta in gran parte da papa Benedetto e poi pubblicata con il nome del successore. Ebbene, si può dire che il fuoco delle sue parole sia stato questo: la resurrezione giunge a noi attraverso la testimonianza storica di una donna. O meglio: di alcune donne.
In quest’ottica possiamo cogliere un’iniziativa successiva del Papa, quando ha voluto dare rilievo alla figura della Maddalena.

Una rivalutazione?
Gregorio Magno, papa del sesto secolo e grande Dottore della Chiesa, aveva parlato per primo della Maddalena come apostolo degli apostoli. È infatti attraverso di lei che l’annuncio della resurrezione è arrivato agli Undici e attraverso di loro a tutto il mondo. Già all’inizio della storia della Chiesa vediamo perciò questa compresenza di quello che ai nostri giorni Hans Urs von Balthasar chiamerà il principio mariano accanto al principio petrino. Gesù ha voluto che il canale ordinario della sua grazia fosse il ministero sacerdotale e ha affidato tale ministero a degli uomini. È però soltanto un canale temporaneo, appunto per il tempo della Chiesa che è tempo dei sacramenti, del governo, dell’educazione. Il frutto di tale canale è qualcosa di permanente: la fede. La fede di Maria, la fede della Maddalena. Potremmo dire in una metafora che l’uomo è la grazia nel tempo che passa; la donna è la fede che resta. Naturalmente sono delle immagini, ma significative.

L’8 settembre in Ghiara ha indicato in Maria la strada fondamentale della fede…
Sì, nella donna cogliamo tutto quanto l’itinerario della fede. Essa è suscitata dall’altro, da Dio e deve trovare accoglienza, custodia, maturazione, donazione. Sono queste quattro caratteristiche che possono benissimo descrivere il lato femminile della vita della Chiesa. Possiamo perciò dire che il principio petrino è al servizio del principio mariano.

In base a quanto dice, non si rafforzano le ragioni di quanti, nella Chiesa, vorrebbero più ministeri ordinati femminili?
La gerarchia della Chiesa è essenziale alla sua vita, ma è destinata a passare, la fede resta, come incontro definitivo vissuto nell’abbandono e nella sequela al Signore. Il ministero sacerdotale sparirà, non sparirà la carità che nasce dalla fede attraverso la grazia. Ciò che è espresso dall’uomo è destinato a vivere nel tempo. Ciò che incarna la donna è destinato a durare per sempre. Per questo una logica rivendicativa, una logica clericale che si riducesse a pensare per la donna un posto sull’altare sarebbe una logica perdente, di secondo piano, e non coglierebbe la strada giusta affinché il genio femminile possa essere valorizzato nella Chiesa. La grandezza della donna non sta nel copiare o addirittura nello scimmiottare l’uomo, ma nell’essere se stessa.

Continua a leggere l’intervista al vescovo Massimo su La Libertà del 10 ottobre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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