Quali «strutture» per le nostre unità pastorali?

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Monsignor Gozzi: da luoghi di auto-preservazione a canali per l’evangelizzazione

Il consolidamento della parrocchia come istituzione ha favorito lungo i secoli il sorgere attorno al campanile di tante strutture: alcune indispensabili per quel minimo d’aspetto visibile di cui una comunità di fede ha bisogno; altre per motivi, contingenti come venir incontro a necessità di cui le istituzioni civili ancora non si facevano carico; altre per sentirsi alla pari o in alternativa al modo di vita del tempo, oppure per presentarsi come quella “cittadella sul monte”, immagine evangelica, dove c’è tutto l’occorrente necessario.
Soprattutto un pullulare di strutture ha diffuso un’immagine di parrocchia che ha autorità, che è potente, che può influire, a cui accedere per qualsiasi urgenza. Quante volte si sente dire: “Quella parrocchia ha tante case, quindi vale…”, “Quell’altra è ricca… se la intende con…”, “Voi della Chiesa contate perché avete…”, “Vai in parrocchia troverai la soluzione…”.

È facile che la valutazione della parrocchia cada sull’avere e non sull’essere. Quando si cerca di diminuire o riportare all’essenziale l’avere, si sente anche da chi frequenta un risentimento, un venir meno della propria identità, quasi un vergognarsi, il perdere stima: “Ma che parrocchia è se non ha…”.
Ora con la ristrutturazione delle parrocchie in unità pastorali le strutture si moltiplicano: più oratori, più campi giochi, più chiese, più edifici, più sale polivalenti, più bar, più opere d’arte, più canoniche, più lasciti, più referenti di fondazioni o di enti…; il patrimonio strutturale si amplia.
E così le varie strutture parrocchiali diventano un cruccio, un rompicapo, una croce per il prete, per il moderatore delle unità pastorali perché la loro gestione richiede tempo, capacità, competenze.
Il prete allora si scopre, a sua insaputa, un “tuttologo”, dentro ai lavori di costruzione di edifici, ristrutturazione di tetti, facciate, grondaie, rifacimento di ambienti, restauro di quadri, dipinti, oggetti artistici eccetera… e di conseguenza ha a che fare con problemi di contratti, rogiti, affitti, compravendita, per non dire del suo rapporto con problemi bancari di tratte, mutui, tassi, conti correnti, bollette di luce-gas-acqua, fatture a scadenze fisse, imposte… poi con gli stessi lasciti, le varie donazioni con tutte le diverse incombenze, intangibili, che neppure il Padre eterno può rimuovere.

Leggi tutto l’articolo di Giancarlo Gozzi su La Libertà del 26 settembre

 

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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