Digitale sì, ma responsabilmente

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Migliora la tua produttività e rimani concentrato usando questo timer! Concentrati durante una sessione di lavoro e poi premiati con una pausa! Questa applicazione ti aiuta a gestire le pause mentre stai lavorando su qualcosa.

Ho fatto copia/incolla del testo pubblicato sulla pagina di presentazione dell’app Brain Focus Productivity Timer (un tempo chiamata Pomodoro, in omaggio alle sembianze di certi timer da cucina). Ne avevo sentito parlare in una trasmissione radiofonica dedicata alle innovazioni tecnologiche che seguo abitualmente – per chi volesse: Eta Beta su Rai Radio1 – e mi aveva incuriosito, visto che qualche problema di concentrazione mi tocca spesso affrontarlo, bombardato come sono dalle mille sollecitazioni digitali che giungono nel corso della mia giornata lavorativa tra mail, chat, notifiche varie, tutte di carattere professionale, s’intende (quelle personali sono un capitolo a parte).

Mi sono quindi fatto un giro sull’app, ma, dopo uno sguardo al messaggio di cui sopra, non mi sono neanche preso la briga di scaricarla e provarla. La lettura di questo testo – tradotto in un italiano un po’ robotico e con la classica impostazione da messaggio pubblicitario online (le chiamano call to action, invito all’azione, composte tipicamente di verbo all’imperativo + punto esclamativo finale) – è stata una piccola rivelazione.

Rivelazione di quanto sia ingenuo io, che anche solo per un attimo ho pensato di demandare ad un’app l’efficace organizzazione della mia giornata lavorativa e, più in generale, rivelazione del paradosso al quale ci ha spinti la dipendenza digitale: ci serve un’app per evitare di essere distratti da altre app, magari sovente futili, mentre stiamo facendo cose più importanti.

Buffo, ma anche un po’ inquietante.

Intendiamoci, ben vengano gli strumenti in grado di favorire la programmazione e la produttività in ufficio –  in rete se ne trovano tanti e anche ben fatti come Trello – ma il punto è un altro ed è tipico dell’overdose digitale: ci creiamo bisogni che non esistono o sono quantomeno superflui e la soluzione che spesso ci illudiamo di aver trovato è comunque un surplus, qualcosa che aggiunge complessità rispetto a quella più semplice che magari è lì a portata di mano e di volontà.

Hai una consegna importante in ufficio? Spegni tutto quello che non ti serve e riaccendi solo quando hai finito. Devi compiere una serie di mansioni familiari e domestiche senza disattenzioni? Fatti la lista di priorità e agisci di conseguenza. Senza che sia un app a forma di timer da cucina a dovertelo imporre con lo stesso approccio che si ha con i bambini: se fai a modo, ti darò un premio…

Dovremmo davvero imparare a liberarci dall’inutile indorato che arriva dalla rete e goderci appieno ciò che di valore l’innovazione e la tecnologia propongono. In questo senso apprezzo molto le posizioni del sottosegretario al digitale del governo francese, Mounir Mahjoubi – uno, per capirci, che all’inizio della scorsa estate aveva invitato i suoi concittadini a disinstallare le applicazioni dei social network dal cellulare: “Rialzate la testa dallo schermo e trascorrete vacanze felici” – il quale sostiene che “sarebbe folle pensare di imporre un limite all’uso della rete, ma vogliamo che le piattaforme attivino servizi che permettano a tutti una maggiore consapevolezza nell’utilizzo dei dispositivi”.

Navigare sì, ma responsabilmente.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.iori@laliberta.info 

Pubblicato in Articoli, Orti digitali

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