Icone cristiane in Ghiara

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Da La Libertà del 19 settembre

In occasione dell’ultima Giareda, nella stanza dei presepi della Basilica cittadina della Ghiara, esponevano le loro opere una dozzina di allievi di Sebastian Tarud Bettini e Edina Hegedüs. Il termine “icona” deriva dal greco bizantino “éikòna” tradotto come immagine, e dal greco classico “eikènai” traducibile in apparire: indica una raffigurazione sacra, dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura cristiana delle origini, oggi presente soprattutto nell’ambito della Chiesa ortodossa.
Fra le icone presenti, quella di maggior rilievo e senz’altro quella del “Cristo Pantocratore” (si veda la foto, di Giuseppe Codazzi): essa esprime l’epifania del Dio trascendente che ha assunto fattezze umane. Cristo appare come “Colui che sostenta in sé l’essere”, il Signore dell’Universo, l’Onnipotente. È per lo più raffigurato a mezzo busto, con la mano destra un po’ levata in atto di benedizione, mentre la sinistra regge un libro aperto o chiuso, simbolo della nuova Legge da Lui portata. La veste color porpora esprime la signoria di Cristo sul mondo, mentre il manto di colore blu conferma la sua Trascendenza e appartenenza alle Verità Eterne. Il gesto benedicente espresso con la destra indica il potere del Dio-Uomo sul cosmo. L’aureola, o nimbo d’oro, rappresenta la luce divina che il Cristo-Dio emana.

Riportiamo infine un passo della preghiera dell’iconografo, esposta in Ghiara insieme alle icone: “Ti sei degnato di lasciarTi rappresentare e hai impresso i tratti del Tuo Santissimo Volto sul Santo Sudario. Tu, il vero Dio, hai diffuso la luce del Tuo Spirito Santo. Sul Tuo apostolo ed evangelista Luca, affinché fosse capace di riprodurre la bellezza della Tua Madre Immacolata mentre ti porta bambino nelle sue braccia…”.

 

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