Si trasloca… nella Bottega di Nazareth!

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LA DIOCESI E I GIOVANI – Don Pagliari spiega com’è stata ridisegnata l’area educativa

Mercoledì 12 settembre, in una calda serata di fine estate, una grande assemblea di educatori, catechisti, sacerdoti e accompagnatori spirituali ha aperto il nuovo anno scoprendo le novità che la nostra Chiesa reggiano-guastallese mette in campo su tutta l’area educativa.
Ha presieduto la serata don Pietro Adani, nuovo vicario episcopale per la pastorale, presentando il cammino di comunione che tutti gli uffici pastorali stanno compiendo da un anno, cercando di coordinarsi attorno ad uno sguardo orientativo e comune, più a servizio delle comunità e delle unità pastorali.

Come sappiamo bene, questo processo passerà concretamente dall’abitare lo spazio condiviso della Curia, dove si troveranno a lavorare insieme tutte le compagini pastorali della diocesi. Sebbene questo si risolverà in traslochi concreti nei prossimi mesi, c’è un trasloco ideale che la nostra Chiesa vuole compiere: infatti la serata è stata aperta con una meditazione sul mistero della vita di Gesù a Nazareth. Gesù è rimasto 30 anni a Nazareth. Qualcuno dice, errando, “a fare niente” in attesa di fare il Messia sul finale. È la malattia del nostro tempo quella di cercare in modo ossessivo qualcosa di straordinario, di esotico, come se fosse l’eccezione a rendere saporito un quotidiano che invece spaventa per la sua ordinarietà, ripetitività, banalità. Eppure il quotidiano è il nostro presente reale da vivere. È la vita vera.

Gesù ha dunque salvato il mondo proprio abitando l’ordinario di Nazareth, in una vita così semplice e umana da non esserci “nulla da raccontare”. Ha vissuto “da Dio”, ciò che ognuno di noi fugge: affetti, preghiera, domande di senso, lavoro e fatica, malattie e sofferenze, amicizie, scelte su situazioni sociali e politiche, oppure il dolore per la perdita di qualcuno. Ha amato, si è arrabbiato, ha pianto, ha sudato, ha mangiato, ha sistemato casa, si è vestito, ha cantato e sorriso, ha abitato la dimensione del tempo e dello spazio, sentendone i limiti e le risorse, ha fatto festa e ha fatto il lutto. Nella casa di Nazareth Miriam, Joseph e Jeshua, giorno dopo giorno, danno carne alla Parola di Dio attraverso i gesti quotidiani e una vita vissuta alla luce del sole, davanti a Dio e agli uomini (Lc 2,52).

Leggi il testo integrale dell’articolo di don Carlo Pagliari su La Libertà del 19 settembre

 

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