l cardinale Martini, apostolo del dialogo tra le religioni

Stampa articolo Stampa articolo

Continua la pubblicazione degli articoli di approfondimento sull’Islam. In redazione è disponibile la raccolta degli scritti editi nel 2017.

Il cardinale Carlo Maria Martini, oltre ad essere stato una delle figure più eminenti della Chiesa, fu un convinto assertore della necessità del dialogo con l’Islam, a livello diocesano. Ne sono prova due importanti interventi: la sua Lettera pastorale alla Città di Milano dal titolo Noi e l’Islam, in occasione del Santo Natale, il 6 dicembre 1990, ed il suo autorevole intervento alla conclusione del Congresso organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, svoltosi in Vaticano dal 30 settembre al 5 ottobre1991, avente per tema Solidarietà per le Nuove Migrazioni.
Il suo intervento portava un titolo significativo: “I nodi culturali del dialogo in una società di immigrazione, con particolare riferimento ai gruppi di cultura diversa da quella occidentale”. Non potendo riportare, per motivi di spazio, i due documenti in versione integrale, ne riporterò i passi salienti.

Dalla Lettera «Noi e l’Islam»

“La Genesi (21,13-20) ci parla di un figlio di Abramo che non fu capostipite del popolo ebraico, come Isacco, ma a cui furono riservate alcune benedizioni da Dio: «Farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole» e nel racconto si dice: «Dio fu con il fanciullo». Il riferimento biblico va ad alcune tribù beduine della penisola arabica, dalle quali sarebbe nato, molti secoli dopo, il Profeta Maometto fondatore dell’Islam. Ho scelto come titolo preciso di questa conversazione Noi e l’Islam”. Per Noi, chi scrive intende anzitutto noi credenti delle comunità ecclesiali parrocchiali, e tutti gli “uomini di buona volontà” che intendano stabilire rapporti di convivenza nella fratellanza con i “diversi”.

“Si passa così, come vedete, a poco a poco, dai problemi che toccano la comunità civile nel suo insieme a quelli più propriamente religiosi, che consistono per noi cristiani nella necessità di valutare e capire a fondo l’Islam oggi e nel disporci al massimo di accoglienza e di dialogo possibile, senza per questo rinunciare ad alcun valore autentico del nostro Credo. La presenza fra noi non è quindi molto rilevante (riferita all’anno 1991), ma si è fatta vistosa in questi ultimi anni, anche perché l’arrivo (dei musulmani) in Italia ha coinciso con una ripresa delle correnti più integraliste. In quanto comunità cristiana, quali sono i principi che ci muovono in questa materia? Al n. 16 della Lumen Gentium si dice che «Il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in primo luogo i musulmani, i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un unico Dio, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale». (EV 1/326). Nella Nostra Aetate si dice in generale che «la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni e considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che… non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini»”.

Leggi l’intero articolo del nostro corrispondente Alfredo su La Libertà del 12 settembre

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

Lascia un commento