Carlo Caffarra, un’anima emiliana

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A Bologna Camisasca ha ricordato il grande teologo amico

È stato monsignor Massimo Camisasca a tenere l’omelia della santa Messa che la sera dello scorso giovedì 6 settembre è stata celebrata nella cattedrale di Bologna, presieduta dall’arcivescovo Matteo Zuppi, per ricordare il cardinale Carlo Caffarra nel primo anniversario della sua nascita al cielo. Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia del vescovo Massimo. La foto della Messa è di Antonio Minnicelli.

Cari fratelli e sorelle,
il mio saluto va a tutti voi che siete qui convenuti per partecipare alla preghiera di Cristo al Padre in occasione del primo anniversario della salita al Cielo di colui che è stato il vostro arcivescovo, il cardinale Carlo Caffarra.
Tra tutti voi, desidero innanzitutto salutare e ringraziare monsignor Matteo Zuppi per avermi invitato a tenere l’omelia durante questa celebrazione eucaristica, riconoscendo in questo modo il legame particolare che ha unito per quarant’anni la mia persona e quella del cardinale, in un rapporto vissuto da me sempre in modo diseguale (lui era il maestro, io il discepolo) e nello stesso tempo come una profondissima amicizia che ci rendeva fratelli e collaboratori nell’opera di Dio.

La prima ragione per cui si prega per un defunto sta nel riconoscimento della nostra comune fragilità. Ogni persona, quando si presenta al cospetto di Dio, ha bisogno di avvocati, di difensori, delle preghiere del popolo cristiano, affinché la luce del Padre bruci tutte le sue impurità e la renda degna di vivere pienamente trasparente e luminosa al cospetto di Dio. Il primo dovere che nasce da un’amicizia, da una figliolanza, è quello della preghiera. Chi vi parla desidererebbe che, alla sua morte, il suo popolo sentisse la gioia di offrire delle Sante Messe per lui.

La seconda ragione della nostra preghiera nasce dal profondo convincimento che chi è morto in realtà è vivo. Anche se il suo corpo si va disfacendo, come ha scritto san Paolo (2Cor 4,16), la sua vita continua in attesa del nuovo corpo glorioso che presto gli verrà concesso dal Padre, a partecipazione del corpo risorto di Cristo. Il nostro dialogo con coloro che sono invisibili, ma non assenti, è una delle esperienze più belle e confortanti della nostra vita. Ne siamo sicuri: i nostri cari defunti che sono in Cielo, intervengono presso il trono di Dio, a loro volta pregano per noi, ci sostengono e ci aiutano nei momenti difficili. È questa una delle avventure più consolanti della mia vita di settantenne: un dialogo che tesse un filo di conversazione tra coloro che vivono con me e coloro che a lungo hanno vissuto in mia compagnia, ma ora sono già nella dimensione dell’eterno.

Leggi tutta l’omelia del vescovo Camisasca su La Libertà del 12 settembre

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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