Vola l’export reggiano (+7%), pari a 5,5 miliardi in sei mesi

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Nel periodo gennaio-giugno 2018 le esportazioni della provincia di Reggio Emilia si attestano a 5,5 miliardi di euro con un incremento di 356 miliardi rispetto al primo semestre del 2017, pari al +7,0%, e con saldo della bilancia commerciale di 3,3 miliardi. Un dato sopra la media emiliano-romagnola (+5,9%) e italiana (+3,7%). Bene anche l’import che in sei mesi è cresciuto del 7,9%.

Tra i settori più importanti per valore assoluto delle esportazioni, risultano in crescita i macchinari (2.146 milioni con un incremento dell’8,2% sul primo semestre del 2017), l’abbigliamento (829 milioni, +9,8%), i prodotti in metallo (659 milioni, +12,1%), gli apparecchi elettrici (319 milioni, +5,1%), i prodotti in metallo (309 milioni, +8,1%) i mezzi di trasporto (155 milioni, +17,1%), gli apparecchi elettronici (132 milioni, +10,8%).

Stazionarie le esportazioni di piastrelle in ceramica (586 milioni, +0,4%). In calo le esportazioni di prodotti alimentari (-1,8%) e i prodotti in gomma e materie plastiche (-3,4%).

La Germania resta il principale mercato di sbocco con esportazioni (754 milioni) in crescita del’8,2%, seguita per valori assoluti dalla Francia (675 milioni) con variazione del +3,0%. In aumento le esportazioni destinate al Regno Unito (359 milioni, +11,9%), agli USA (491 milioni, +17,8%), alla Cina (162 milioni, +18,7%) e al Canada (54 milioni, +17,7%). Stabili gli scambi con la Russia (130 milioni, 0,0%).

 “Gli imprenditori reggiani considerano l’internazionalizzazione una leva sempre più importante per la crescita e lo sviluppo della propria azienda – dichiara Fabio Storchi, Presidente di Unindustria Reggio EmiliaNonostante il mutevole scenario globale abbia ridisegnato alcune tratte del commercio estero e modificato dinamiche consolidate, permangono tratti distintivi, come l’innovazione e la qualità del prodotto, che permettono alle nostre aziende di essere protagoniste sia nei mercati tradizionali che in quelli emergenti nei quali stanno rafforzando il proprio posizionamento. Se l’export è un driver della crescita, i rischi di rallentamento provengono dal contesto internazionale, sempre più incerto, caratterizzato dalle politiche protezionistiche dell’amministrazione statunitense e dalle possibili ritorsioni da parte degli altri Paesi, via barriere tariffarie e svalutazioni competitive, che rischiano di avere ricadute negative sul commercio internazionale, di cui si cominciano a intravedere alcuni segnali. Negli ultimi mesi, infatti, i giudizi degli imprenditori sono peggiorati per effetto della situazione di incertezza che ha rallentato l’ingresso ordini dall’estero. D’altra parte, sono già uscite le stime da parte della UE che confermano un rallentamento dell’economia dei principali paesi europei.”

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