Don Camillo? Ce ne fossero

Stampa articolo Stampa articolo

Le parole di Camisasca sulla figura del sacerdote

Giuseppe Verdi e Giovannino Guareschi, accoppiata entusiasmante. La serata di sabato 8 settembre nel santuario della Madonna dei Prati è un’autentica immersione nel patrimonio musicale e letterario di Roccabianca e Busseto, in provincia di Parma. La potenza delle celebri arie verdiane, con affondi anche nel repertorio di Rossini e Mascagni, è assicurata dalla Corale San Donnino Città di Fidenza, splendidamente diretta da Giovanni Chiapponi. Per il resto è soprattutto del grande giornalista, scrittore e umorista che si parla, nell’ambito delle celebrazioni per il doppio anniversario che ricorre in questo 2018, vale e a dire il 110° di nascita e il 50° di morte.

Monsignor Massimo Camisasca interviene come ospite all’incontro culturale moderato da Egidio Bandini, con la partecipazione del direttore di Oggi Umberto Brindani e del presidente del Comitato per le celebrazioni “Guareschi 2018” Giorgio Vittadini.
Tra i banchi sono seduti alcuni reggiani, tra i quali don Evandro Gherardi e don Creardo Cabrioni. E c’è Alberto Guareschi, il figlio di Giovannino (la nostra intervista sul prossimo numero del giornale).
Entra immediatamente nel clima dell’iniziativa, il vescovo Massimo, ricordando i primi approcci con Verdi e Guareschi nella sua infanzia e definendoli come i suoi iniziatori al gusto per la bellezza della musica e della parola.

Dopo avere attribuito il sempreverde successo delle vicende di “Mondo Piccolo” alla “fede limpida e autenticamente cattolica” del loro autore, “unita alla sua indiscutibile capacità letteraria e all’inventiva della sua formidabile fantasia”, Camisasca si concentra sulla figura del sacerdote nell’opera di Guareschi. “Don Camillo – dice – è il sacerdote che tutti desidereremmo avere come padre. Un uomo intriso di Vangelo, impastato di terra e di cielo, ponte tra Dio e gli uomini, pieno di Dio e delle preoccupazioni e delle gioie delle vite dei suoi parrocchiani”.
Dalle pagine in cui don Camillo dialoga con il Crocifisso emerge “un prete in spontanea e continua adorazione di Cristo”, al cospetto del quale egli “si corregge, cambia, matura”.

Continua a leggere il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 12 settembre

Pubblicato in Articoli, Slide, Società & Cultura

Lascia un commento