Focus su Croce e Risurrezione

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Alcune riflessioni sull’anno (pastorale) che verrà

A metà del biennio pastorale 2017-2019, l’analisi di don Daniele Moretto. Testo guida sarà il «libro dell’ora», seconda parte del vangelo di Giovanni

Sabato 8 settembre nella Basilica della Ghiara il vescovo Massimo darà il via all’anno pastorale 2018-2019 della Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla. Il solenne pontificale delle 11 – che viene trasmesso in diretta su Telereggio (canale 14) con il commento del Centro diocesano per le Comunicazioni sociali – sarà anche un tassello significativo nel quarto centenario della traslazione dell’Immagine miracolosa della Regina di Reggio all’interno del tempio, che culminerà il 12 maggio dell’anno prossimo. Se alla figura della Beata Vergine nel mistero di Cristo e della Chiesa saranno dedicati i “venerdì della Scuola Teologica Diocesana” (si veda a pagina 13), è bene riannodare il filo tematico che unisce i mesi che ci aspettano al biennio pastorale in corso.

Si ricorderà che monsignor Camisasca – accogliendo la traccia suggerita dal vicario episcopale per la Formazione don Daniele Moretto e condivisa dal Consiglio Presbiterale – ha scelto come testo-guida per il periodo 2017-2019 il vangelo di Giovanni, ponendo il percorso sotto il titolo “Gesù Cristo ieri, oggi e sempre”, con un riferimento tratto dalla Lettera agli Ebrei (cf. 13,8).
Lo scopo? Ricalibrare e approfondire la nostra fede incentrandola in primo luogo su Cristo e sul suo Vangelo, affinché aumenti la convinzione che, stando aggrappati a Lui, troveremo anche le soluzioni pastorali più adatte per i nostri tempi.

Sullo sfondo, evidentemente, la fatica di tante comunità cristiane nel tenere il passo di cambiamenti sempre più incalzanti, che sarebbe quanto meno riduttivo sintetizzare nel passaggio dalla parrocchia all’unità pastorale. I problemi ormai sono arcinoti: riduzione e invecchiamento del clero, flessione del numero dei cristiani praticanti, calo di attività e di disponibilità economiche, crescente peso di strutture edilizie e burocrazia. “La risposta prevalente a quest’insieme di problematiche – è la lucida analisi di don Daniele Moretto – rischia di essere un attivismo stanco, cioè un continuare a darsi da fare anche tirandosi il collo, ma con uno stato d’animo sempre più oppresso dalla disillusione”.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 5 settembre

 

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