L’alleanza tra diluvio e arcobaleno: custodia del creato, sfida ecumenica

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Sabato alle 21 veglia diocesana in parrocchia a Masone

Accogliendo il suggerimento dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, in preparazione alla 13a Giornata per la custodia del creato, che ricorre sabato 1 settembre, pubblichiamo alcuni stralci dal sussidio “Coltivare l’alleanza con la terra” della Conferenza Episcopale Italiana. La veglia diocesana si svolgerà sabato stesso, alle 21, nella chiesa parrocchiale di Masone e vedrà l’intervento di Matteo Marabini, fondatore dell’associazione “La Strada”. Al termine, si potrà osservare il cielo con l’aiuto del Gruppo Astrofili di Castenovo di Sotto.

1990: Tra il diluvio e l’arcobaleno. Questo era il titolo del testo della I Convocazione Ecumenica su Giustizia, pace e salvaguardia del Creato, che si teneva a Seul su iniziativa del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Con tale richiamo si faceva memoria della promessa di Dio dopo il diluvio: la narrazione biblica genesiaca indicava proprio nell’arcobaleno, segno di pace e di stabilità del creato, il suggello dell’alleanza di Dio con Noé. Si evocava però anche tutta la fragilità di un mondo drammaticamente esposto ad una minaccia polidimensionale, simbolicamente espressa dal diluvio.

Non è certo casuale che proprio nello stesso anno papa Giovanni Paolo II dedicasse il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace a Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato: la percezione di una condizione critica della famiglia umana sulla terra accomunava già in quegli anni le chiese cristiane. Oggi la convergenza ha trovato espressioni simboliche anche più forti, che occorre valorizzare e rafforzare, ampliando il dialogo e la collaborazione in questi ambiti: solo una famiglia umana unita può progettare un futuro abitabile.

Tre decenni più tardi,  una nuova sfida ecumenica

Dopo quasi tre decenni, in effetti, la situazione è forse ancor più complessa e mette in luce in modo persino più evidente le strette relazioni tra i fattori cui era dedicata la Convocazione di Seul. L’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ad esempio, sottolinea al n. 49 il forte intreccio tra il grido della terra ed il grido dei poveri, che del degrado ambientale sono spesso le prime vittime (basti pensare ai tanti migranti ambientali a seguito del mutamento climatico in atto). C’è davvero una profonda iniquità nella distribuzione asimmetrica dei rischi e dei danni legati a tale mutamento: ad esservi maggiormente esposti sono spesso proprio coloro che meno sono responsabili del loro verificarsi. Né possiamo dimenticare che la crisi socio-ambientale rafforza ed esacerba tante situazioni di conflitto; d’altra parte, questi ultimi – mentre uccidono uomini e donne – contribuiscono a loro volta al depauperamento dell’ambiente.

Continua a leggere tutto l’articolo su La Libertà del 29 agosto

 

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