Catechesi del diacono Burani sulla morte e sul matrimonio

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Nell’ultimo saluto alla sposa Letizia

Esistesse il premio per il necrologio più originale, il diacono Antonio Burani avrebbe ottime possibilità per aggiudicarselo. La moglie, Letizia Ciarrocchi, madre di Francesco, Paolo e Fabio, si è spenta il 24 agosto a 63 anni, dopo una lunga malattia, e il marito ha scelto di ricordarla mettendo da parte le frasi fatte. “L’accompagniamo con il dolore lacerante del distacco e con il cuore colmo di gratitudine per la vita che ci ha donato. L’affidiamo al Signore della vita, nella speranza che diventa certezza nella vita che non finisce”, ha scritto nel messaggio recapitato ai giornali. È già quella che si dice un’espressione pubblica di fede.
Ma le ultime righe sono ancora più sorprendenti: “Invece di inviare fiori od offerte, donate gentilezza a casaccio ed atti di bellezza privi di senso”.

Ho tentato di eseguire questa insolita consegna, recandomi all’affollato Rosario nella chiesa di San Paolo la sera di domenica 26 agosto, ma credo di avere fallito. Sì, perché ciò che ho ricevuto quella sera insieme ai tantissimi presenti, e ciò ancor più si è respirato l’indomani mattina, al funerale presieduto da don Davide Poletti al Sacro Cuore, è una bellezza donata, una grazia sovrabbondante.
Questo infatti non è il ricordo di Letizia, che non ho avuto il piacere di conoscere, ma un semplice attestato di riconoscenza per la gentilezza, la finezza d’animo, la profondità della testimonianza che Antonio, segretario dell’Istituto diocesano di Musica e Liturgia, oggi addetto a tempo pieno dell’Ufficio Scuola della Diocesi, ha reso nei giorni del lutto per lei.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 29 agosto

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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