Maestra senza scolari o senza insegnanti?

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Dialoghi sulla storia della Chiesa

La domanda di quei seminaristi d’ottanta anni fa – se la storia sia ancora maestra e se abbia degli scolari – è fondata, ma anche sicuramente intrigante. Mi spiego: io mi ritengo uno di quei curiosi che, soprattutto quando sono in giro per l’Italia, si fermano ad ogni edicola o ad ogni libreria per chiedere se ci sono opere di storia locale.

Immaginiamoci, poi, di fronte a una bella chiesa che, nella sua tipicità, si presenta come testimone di un particolare tempo e di una particolare temperie culturale e religiosa.
Ebbene, con mia sorpresa constato che è difficile trovare una pubblicazione, anche minima, che narri la storia di quel paese. Se chiedo all’edicolante:
C’è una storia di questa parrocchia? quello cade dalle nuvole e mi guarda come fossi un marziano. M’è capitato di andare in un paese appenninico dove, nel Medioevo, c’era un ospitale famoso, intitolato a un santo popolarissimo, crocevia allora di mezzo mondo. Ma, di tutto ciò, nella libreria del paese nulla si sapeva, nulla – mi diceva l’edicolante/libraio – era mai stato scritto e stampato. Mi consigliava però un opuscolo pieno di fotografie d’un’attrice che, in quel paese veniva talvolta a fare brevi soggiorni.

Ecco, allora, caro Villìa, la mia risposta: sì, la storia – e particolarmente la storia della Chiesa – è una maestra senza scolari, semplicemente perché non ha insegnanti. Non ha cultori che
facciano ricerche, non ha scrittori capaci di divulgarla con linguaggio scientifico ma nello stesso anche popolare così da poter essere letta un po’ da tutti. E ancor meno credo abbia editori perché – parere mio – questo tipo di cultura non si presta a lucrosi commerci.
E non vorrei fosse per questo motivo che nemmeno le parrocchie sembrano interessate a pubblicare monografie sulla loro storia.

Continua a leggere tutto l’articolo nell’inserto Memoria Ecclesiae su La Libertà del 29 agosto

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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