A Manakara futuro in cantiere

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Seconda parte dell’intervista a don Luca Fornaciari, «fidei donum» in Madagascar: il desiderio di comunicare la novità della missione

Don Luca, abbiamo parlato delle risorse del popolo malgascio, tra le quali brilla la fiducia nella Provvidenza di Dio. Se dalle luci passiamo alle ombre, quale problema ti sembra più evidente nel Paese?
La sofferenza delle persone! Chi visita questo Paese resta affascinato dai grandi paesaggi, selvaggi e rigogliosi durante tutto l’anno, dalla mitezza della popolazione, dall’accoglienza calorosa… eppure si rimane spiazzati di fronte alla grave povertà diffusa. Impossibile non domandarsi: perché questa situazione? Perché tanta sofferenza? Perché così poche infrastrutture al servizio della gente… strade, ospedali, dispensari, scuole?

Già, perché?
Non possiamo rispondere secondo la nostra abitudine, cioè cercando le cause e individuandone gli effetti. in Africa, e credo in particolare in Madagascar, la situazione è molto complessa e non può essere certo sintetizzata o descritta con poche battute.

D’accordo, ma ci sarà una radice più profonda sotto tanta sofferenza…
In Madagascar si avvertono un grande rispetto per il passato e una sincera riconoscenza per il presente, ma nei confronti del futuro… trovo ci sia quasi indifferenza. Ecco, il futuro! Ciò che manca realmente è la voglia di progredire, di andare avanti, di creare condizioni nuove e migliori per tutti; in tanti campi è come se fosse in atto una paralisi: dall’economia e dal commercio alla cultura.

Un popolo seduto sull’oggi?
“Le cose sono sempre andate così! Perché cambiare? Alla fine dobbiamo solo rendere grazie per quello che abbiamo e accontentarci! Misaotra amin’Andriamanitra! (grazie a Dio)”: questo breve pensiero, che presenta anche spunti interessanti dal punto di vista spirituale, mi è stato riportato da un professore malgascio cristiano, quindi da una persona colta, che ha a cuore il suo popolo, ma che nonostante ciò non riconosce la possibilità di tracciare nuovi cammini, di realizzare idee inedite, di impostare progetti, sia in campo ecclesiale che in campo sociale…

La missione cristiana non consiste forse nel portare speranza?
Credo che noi missionari, in nome di Cristo, abbiamo più di altri una grande responsabilità: aiutare la gente a prendere coscienza del proprio futuro, e in particolare nei prossimi tempi aiutarla a governare in modo positivo e sostenibile il possibile e auspicabile cambiamento. Allo stesso tempo, fare sì che i malgasci si rendano conto dei punti forti della loro cultura: questa giovinezza, questa freschezza, questa incrollabile riconoscenza verso Dio, verso gli antenati e la propria famiglia, così da testimoniarli nelle nostre comunità cristiane in Europa, che nonostante i doni di grazia sembrano sempre più stanche.

Continua a leggere l’intervista di Edoardo Tincani a don Luca Fornaciari su La Libertà del 29 agosto

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

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