Unità cinofile

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La tragedia di Genova ci ha lasciati sgomenti e, mentre si scoperchiava il Vaso di Pandora delle responsabilità e si puntava il dito contro chi doveva fare e non aveva fatto, quello che ci ha tenuti incollati a Tv e giornali è stato il lato umano: il numero delle vittime che cresceva velocemente, la corsa contro il tempo alla ricerca di superstiti, con le speranze che si indebolivano di ora in ora.

A fiutare tra le macerie, lontani da discorsi e discordie, i cani delle Unità Cinofile, specialisti dal fiuto eccezionale, con i loro conduttori (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Croce Rossa). Uomini e 4 zampe che, silenziosi, rischiano la loro vita per salvare quella degli altri. Il loro arrivo su scenari come questo ci scalda il cuore, ci dà fiducia: tra gli strati spessi di macerie e i grossi blocchi di cemento l’odore trova comunque la sua strada.

L’impiego del cane nella ricerca dei dispersi risale alla notte dei tempi. A noi tutti piace pensare al San Bernardo che tutto solo, con la botticella di grappa al collo e seguendo unicamente il suo istinto, lascia l’omonimo convento per soccorrere il viandante disperso nella bufera di neve. Una figura romantica che trova riscontro nella cinofilia da soccorso; ma nulla si basa unicamente sull’istinto: dietro c’è tanta preparazione e tanta competenza, che caratterizzano l’inscindibile binomio uomo-cane (per dirla alla Pablo Neruda: un solo animale che cammina muovendo 6 zampe).

Gli istruttori (soccorritori a loro volta preparati e in grado di muoversi sul terreno di loro competenza) seguono passo dopo passo sia l’evoluzione formativa dei cuccioli alle prime armi, sia il perfezionamento dei cani navigati, con parecchie missioni di soccorso sulle spalle. Ogni anno si svolgono esami di verifica per confermarne le capacità di ricerca.

In arrivo a Genova, da tutta Italia, cani che abbiamo già seguito sugli scenari post-sismici: Jeffrey, Border Collie da Mestre, Lapo, Labrador da Padova, Jacob da Belluno, Mark e Boss dalla Brianza, Artù, Pastore Australiano da Sondrio, il Golden Retriever Cartier e il Labrador Maya con i Vigili del Fuoco di Reggio Emilia.

Diverse squadre cinofile perché l’attività di ricerca è impegnativa e richiede un continuo turnover fra le varie unità operative.

Al lavoro tra i blocchi di cemento c’era anche Greta, Pastore Belga Malinois: 2 anni fa cane e addestratore (Vigile del Fuoco) individuarono e salvarono Giorgia, una bimba rimasta 16 ore sotto le macerie di casa a seguito del terremoto di Pescara del Tronto.

A volte però, come nel caso di Genova, l’unico risultato è poter restituire il corpo alla famiglia.

Ad Amatrice dal 2017 sorge una statua in ricordo di Camilla, Border Collie di 8 anni, del Nucleo Cinofilo Ligure dei Vigili del Fuoco: da 6 anni lavorava come cane pompiere insieme al suo conduttore, una lunga carriera di salvatrice di vite umane. Durante un’operazione di ricerca in una zona impervia è scivolata, riportando una grave lesione interna che le è stata fatale. La statua vuole essere il simbolo di tutti i cani impegnati nelle operazioni di soccorso e ricerca.

Dopo il crollo del Ponte Morandi si discute ora di crollo dell’economia, crollo dei Titoli in Borsa (e, forse, crollo di qualche coscienza…), ma ciò che non crollerà mai è la forza collettiva di fronte alle tragedie!

Per commentare la rubrica scrivi a valeria.manfredini@laliberta.info

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