Maria, la donna fuori casa

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Solennità dell’Assunta in Cattedrale: l’omelia di monsignor Caprioli

È stato il vescovo emerito Adriano Caprioli a presiedere la Messa delle 11 in Cattedrale nella solennità dell’Assunzione di Maria in Cielo. Pubblichiamo il testo della sua omelia. Le foto della celebrazione sono di Stefano Rossi.

Sono in tanti quelli che oggi vivono giorni di vacanza. Il calendario profano ha dato a questi giorni un titolo che va bene per tutti: “Ferragosto”, giorno di ferie a metà agosto. Non so quanti oggi si raccoglieranno nella gioiosa contemplazione del Mistero che la Chiesa celebra: il Mistero della Vergine Maria assunta in cielo anche con il suo corpo. Se anche è una festa per pochi – beati noi che siamo tra questi – siamo però chiamati a custodire per tutti il segreto che essa racchiude. Quale?

Maria, donna fuori casa

Abbiamo ascoltato la sempre sorprendente pagina del Vangelo di Luca, in cui viene narrato l’episodio della Visitazione di Maria alla anziana cugina Elisabetta. Dopo l’Annunciazione la Visitazione è il secondo dei Misteri della gioia nella recita del Rosario.
Qualcuno ha detto che, dopo l’Annunciazione, Maria non sapesse ancora in concreto che cosa dovesse comportare quel “Sì” detto all’Angelo di Dio. Sì a diventare “madre del Signore”, ma che cosa volesse dire in concreto, nella vita di ogni giorno, questo “Sì” detto una volta per sempre al Signore, era ancora tutto da scoprire.
Ecco allora che la Visitazione viene per così dire a dare un volto concreto al “Sì” detto all’inizio. Vale anche per il parroco: dopo il “Sì” al vescovo nella Ordinazione in cui promette rispetto e filiale obbedienza, arriva il momento in cui riceve il “Mandato” – “Vai nella tal parrocchia!” – e lì incomincia anche per lui il mistero della visitazione.

Mi piace allora vedere il ”Sì” della visitazione come un “Sì” detto non all’Angelo, ma all’uomo, ad una persona concreta. Non un “Sì” detto nella preghiera – come viene raffigurata Maria nella Annunciazione -, ma un “Sì” detto nell’azione e nella imprevedibile familiarità con le situazioni concrete delle persone a cui si è mandati.
La scena evangelica della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta è piena di tanta concretezza: il viaggio da Nazareth al paese della cugina Elisabetta (Ain Karim) distante diversi giorni di cammino; la fretta di Maria per arrivare in tempo ad assistere la cugina nel parto, fretta che ha fatto scrivere al poeta Padre Turoldo una bella poesia preghiera intitolata “Maria la frettolosa”; la permanenza per ben tre mesi presso la casa della cugina, non solo congratulandosi per l’inattesa maternità, ma anche rimboccandosi le maniche per il servizio e l’assistenza.

Leggi tutta l’omelia di monsignor Caprioli su La Libertà del 22 agosto

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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