La solidarietà non manca, ma i morti aumentano

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La stagione dei monsoni non accenna a placarsi. Nei prossimi giorni, dopo un po’ di tregua, è annunciata una nuova perturbazione soprattutto sullo Stato del Kerala in India, dove è presente una comunità di Padri minimi di San Francesco di Paola. Frate Sjo’ Kannampuzha parla di una situazione disastrosa: “è piovuto 45 giorni di seguito, 3mila villaggi e 30 città sono sott’acqua, soprattutto nella zona centrale e meridionale. I morti aumentano ogni giorno e siamo oltre le centinaia”.
Un quadro davvero drammatico quello dipinto dal figlio di San Francesco di Paola che opera nella zona delle inondazioni da alcuni anni. A risentirne soprattutto i poveri, quelli che hanno case di fortuna o piccole abitazioni al piano terra.
“Le famiglie vengono spostate nei campi di soccorso, ma le autorità fanno fatica per l’immane tragedia e la comunicazione che si è resa quasi impossibile – aggiunge il frate –. Qui prima dell’arrivo dei soccorsi ci si deve organizzare insieme a volontari, autorità locali, religiosi, insieme a quanti si rendono disponibili a collaborare”.

I frati sono al sicuro e si sono subito messi al lavoro; informano i superiori e i conoscenti attraverso i social, quando c’è un po’ di linea, “ma le erosioni del terreno non lasciano presagire nulla di buono”. Una inondazione simile non accadeva da circa un secolo. Il frate fa riferimento ai racconti dei vecchi che parlano dell’inondazione del 1924, anche allora una calamità senza precedenti che colpì l’intera regione seminando distruzione e morte.
Ma anche in questi giorni la pioggia, l’acqua dei fiumi ingrossati, sta devastando il territorio che è diventato tutto franoso. Vaste distese collinari riversano a valle detriti e materiale fangoso, ancora più pericoloso dell’acqua. Il frate parla di oltre 350 vittime “e di zone dove abbiamo conoscenti ed amici, anche familiari che ancora sono irraggiungibili”.

Continua a leggere l’articolo su La Libertà del 22 agosto

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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