Madagascar, calma e Provvidenza

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Intervista da Manakara a don Luca Fornaciari

“Continuiamo a restare vicini nella preghiera, a servire il popolo di Dio con gratitudine ed entusiasmo”: queste parole, pubblicate in giugno da don Luca Fornaciari, fidei donum in Madagascar, sul sito del Centro Missionario Diocesano, esprimono bene lo slancio del sacerdote trentacinquenne originario di Sassuolo, inviato sull’Isola rossa insieme a don Simone Franceschini dal 1° novembre 2017, in affiancamento a don Giovanni Ruozi (nuovo parroco di Castelnovo Monti). Nei mesi scorsi don Luca ha studiato intensamente per imparare la lingua malgascia e prestissimo sarà in Italia per un periodo di riposo e per partecipare agli esercizi spirituali del Movimento Familiaris Consortio a Sacrofano, poi, fino al 20 settembre, sarà a disposizione di parrocchie e associazioni per momenti di preghiera e di condivisione, prima di tornare a Manakara per l’ingresso ufficiale in parrocchia. La generosità e il dinamismo di don Luca emergono anche nell’ampia intervista che abbiamo raccolto per La Libertà, che pubblichiamo in due parti.

Don Luca, come ti trovi in Madagascar?
A questo proposito i malgasci mi chiedono spesso: Efa tamana ve hianao? (“Ti sei già ambientato?”). Infatti, soprattutto i nostri cristiani si preoccupano molto del nostro stato d’animo, sono piuttosto premurosi. Mi rendo conto che per sentirsi parte di questo popolo, per comprendere il motivo delle cose, di tante dinamiche, ci vuole molto tempo, e finora ci “nutriamo” soprattutto di impressioni. La società malgascia è assai complessa, di difficile interpretazione per noi, ma d’altro canto è anche affascinante e giovane…

Come va l’apprendimento della lingua?
Punto piuttosto spinoso… nel senso che imparare a parlare malgascio non è certo semplice, tanto meno rapido! Ci era già stato detto al “corso per missionari” che, fra tutti i paesi di missione, il nostro era uno di quelli con la lingua più impegnativa. D’altro canto l’apprendimento del malgascio è un punto irrinunciabile, non solo perché ci sarà affidato un distretto pastorale e quindi saremo fin da subito a contatto con tantissime persone, ma anche perché è il primo modo per dire alla nostra gente “Vi vogliamo bene, voi siete per noi importanti”! In fin dei conti sono piuttosto contento, perché dopo una decina di mesi riesco già a farmi capire bene, anche se non posso dire lo stesso della mia comprensione di quello che dicono gli altri.

Ci vorranno tempo e pratica…
Chi lo avrebbe mai detto… fino a un paio di anni fa? Dopo il francese e un po’ d’inglese, ora il malgascio! Due anni di studio delle lingue e forse più di altrettanti per impratichirsi… una bella fetta di vita in cui ci si sente poco utili ed efficaci! È comunque un importante investimento, necessario per assumere quello stato d’animo e quella predisposizione spirituale per bandire dalle proprie abitudini il “tutto e subito” e il pensare “adesso che ci sono io le cose inizieranno a funzionare…”. Riflettevo in questi giorni su come questa attesa, questa fatica per apprendere la lingua, per capire le cose, per abituarci a ritmi di vita e consuetudini diverse, sarà per noi un prezioso patrimonio da condividere con la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla che ci ha inviato, ma allo stesso tempo sarà importante anche per i nostri nuovi parrocchiani: infatti impareranno a prendersi cura dei sacerdoti, a volere loro bene, a considerarli un dono prezioso e pure ad accompagnarli ed aspettarli.

Continua a leggere tutta l’intervista di Edoardo Tincani a don Luca su La Libertà del 22 agosto

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