Le Fiabe di Isabelle: La sfera d’Oro

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Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c’era un Re, le cui figlie erano tutte belle, ma la più giovane era così bella che perfino il sole, che pure ha visto tante cose, sempre si meravigliava, quando le brillava in volto. Vicino al castello del Re c’era un gran bosco tenebroso e nel bosco, sotto un vecchio tiglio, c’era una fontana. Nelle ore più calde del giorno, la principessina andava nel bosco, sedeva sul ciglio della fresca sorgente, prendeva una palla d’oro, la buttava in alto e la ripigliava; e questo era il suo gioco preferito.
Ora avvenne un giorno che la palla d’oro della principessa non ricadde nella manina ch’essa tendeva in alto, ma cadde a terra e rotolò proprio nell’acqua. La principessa la seguì con lo sguardo, ma la palla sparì, e la sorgente era profondissima, a perdita d’occhio.

Allora la principessa cominciò a piangere e mentre piangeva, qualcuno le gridò: “Che hai, principessa? Tu piangi da far pietà ai sassi”. Lei si guardò intorno e vide un ranocchio che sporgeva dall’acqua, la grossa testa deforme.
“Ah, sei tu ranocchio!”, disse, “piango per la mia palla d’oro, che m’è caduta nella fonte”. “Chétati e non piangere”, rispose il ranocchio, “ci penso io; ma che cosa mi darai, se ti ripesco la tua palla?” – “Quello che vuoi, caro ranocchio”, disse la principessa, “i miei vestiti, le mie perle e i miei gioielli, magari la mia corona d’oro”.
Il ranocchio rispose: “Le tue vesti, le perle e i gioielli e la tua corona d’oro io non li voglio: ma vorrei un bacino e vorrei sedere con te alla tavola, mangiare dal tuo piattino d’oro, bere dal tuo bicchiere e dormire nel tuo lettino come uno sposo: se mi prometti questo; mi tufferò e ti riporterò la palla d’oro”. – “Ah sì”, disse la principessa, “ti prometto tutto quel che vuoi, purché mi riporti la palla”. Ma in realtà dentro di sé pensava: “Cosa va blaterando questo ranocchio? Figurati se me lo sposo!”.

Ottenuta la promessa, il ranocchio mise la testa sott’acqua, si tuffò e poco dopo tornò remigando alla superficie; aveva in bocca la palla e la buttò sull’erba. La principessa, piena di gioia al vedere il suo bel giocattolo, lo prese e corse via. “Aspetta, aspetta!”, gridò il ranocchio, “prendimi con te, io non posso correre come fai tu!”. Ma a che gli giovò gracidare con quanto fiato aveva in gola!… La principessa non l’ascoltò, corse a casa e ben presto aveva dimenticato la povera bestiola, che dovette rituffarsi nella sua fonte.

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