In ricordo di Roberta Lusetti

Stampa articolo Stampa articolo

Malata di SLA dal 2010, è stata una donna forte e coraggiosa

Domenica 8 luglio le comunità di San Giovanni e Santa Maria hanno ricordato Roberta Lusetti nel trigesimo della sua nascita al cielo. Nell’omelia don Giordano ha presentato Roberta come modello per la fermezza della sua fede nonostante la malattia. Il vangelo e la seconda lettura ponevano l’accento sulla fede e se questa si radica nella debolezza è capace di portare frutti incredibili. Questo è ciò che Roberta ha testimoniato e questa è l’eredità per noi, increduli e incapaci di affrontare con tenacia e speranza e fede ogni limite che ci impone la malattia e la vita.
Ma chi era Roberta? Credo proprio che si sia fatta conoscere da molti per aver superato le barriere imposte da un male così pesante e tuttora inguaribile: la SLA.

Ma cos’è la SLA? Ecco cosa diceva Roberta di sé: “SLA e fede: è Vita”.
“Non mi sono mai chiesta perché a me questa malattia. Il Signore mi ha dato tanto, la vita, e ha sacrificato la sua vita per me. È un dono e pertanto va rispettato, in qualsiasi situazione.
La malattia ha modificato la mia vita, ma non la voglia di vivere, di amare e di farsi amare. Ho la fortuna di vivere in famiglia e di essere accudita con tanto amore. E di avere un figlio meraviglioso che è il frutto dell’AMORE. In questo nuovo modo di vivere ho modo di pensare, di riflettere, di ascoltare, che prima della malattia non mi concedevo. Meditare ogni giorno LA PAROLA dà un senso alla vita. Vivere la sofferenza vicino al Signore, nel mistero della passione, morte e resurrezione, mi aiuta a dare un senso al dolore”.

E così Roberta usciva per testimoniare, come ad esempio ai carcerati a Reggio:
“Pensiero per la visita ai carcerati nel giorno di Natale del 2016.
Un caro saluto a tutti voi. Sono onorata di essere qui con voi per condividere questo Santo Natale.
Con il Natale Dio diventa uomo.
Non si era mai sentito parlare di un Creatore che si abbassava ai livelli delle sue creature. Il Signore l’ha fatto per amore delle sue creature, dell’umanità. Con la nascita di Gesù è cambiato totalmente il rapporto tra Dio e gli uomini, e tra questi e il Signore. Con Gesù l’uomo non deve salire per incontrare il Signore ma è lui che scende tra gli uomini perché si è messo al servizio di ogni uomo.
È Lui che irradia Amore, tenerezza e compassione per ogni uomo e che considera Sacra ogni sua creatura. Quando Dio incontra i peccatori non li castiga ma li avvolge con il suo Amore, perché il Signore non è attratto dai nostri meriti ma dai nostri bisogni. Ed ora ricordo con nostalgia la stupenda bellezza di questa esperienza «con gli ultimi». Loro reclusi dentro piccole stanzette, io libera ma prigioniera nel mio corpo. è proprio vero: ultimi siamo tutti noi poveri, davanti agli occhi del Signore”.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Anna Maria Palma su La Libertà del 25 luglio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

Lascia un commento