Il Circolo di Vienna e la fine della metafisica

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La fine della metafisica
A dire il vero, la morte della metafisica è una morte annunciata dal momento in cui nasce la filosofia moderna (nel Seicento).
L’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e le origini del cosmo, cioè i tre argomenti per eccellenza della metafisica, sono indimostrabili per la ragione scientifica (ferme restando altre forme di conoscenza); così, ad esempio, Kant nella Critica della Ragion pura (1781).
Però il colpo mortale e la liquidazione definitiva vengono nel Novecento, dopo la diffusione delle teorie di Albert Einstein, dal Circolo di Vienna, da cui nascerà il movimento detto neo-positivismo (o anche empirismo logico).
Il Circolo di Vienna era nato, nel 1923, da un seminario tenuto da Moritz Schlick. Ben presto si era trasformato in un cenacolo di intellettuali che si riunivano il giovedì. Il Circolo acquistò vigore con l’arrivo di Rudolf Carnap. Schlick, che era ebreo, fu poi ammazzato da uno studente nazista sulla scalinata dell’università (1936). E, a quel punto, chi non era già fuggito fuggì.

Nel suo momento di massimo splendore, il Circolo di Vienna aveva prodotto un documento che è insieme un manifesto filosofico e una sintesi dello stato delle varie scienze: si intitola Della concezione scientifica del mondo (1929) ed è scritto da Hans Hahn (matematico), Otto Neurath (sociologo) e Rudolf Carnap (filosofo).
Nella Concezione scientifica del mondo ci sono pagine dedicate ai fondamenti delle varie scienze (aritmetica, fisica, geometria, biologia e psicologia, scienze sociali); ma sulla metafisica il giudizio è categorico: la metafisica non è una scienza; le proposizioni metafisiche esprimono solo “atteggiamenti emotivi” che troverebbero strumenti espressivi più adeguati nell’arte, in particolare nella lirica e nella musica. I metafisici, dirà Carnap, sono artisti che si spacciano per scienziati e, quel che è peggio, sono “artisti senza talento”.

Gli autori cercano la ragione, o le ragioni, dell’ostinazione con la quale la filosofia (nel passato) ha finito spesso per diventare metafisica. Fra le varie risposte, le più tipiche hanno carattere logico-linguistico: la lingua comune è equivoca (tratta come sostantivi cose, qualità, relazioni eccetera), e in tal modo favorisce grossolani errori di ragionamento. L’altro errore consiste nel credere che il Pensiero (con la maiuscola) possa, senza il supporto dell’esperienza, ottenere dei risultati. Il che è falso non potendo il pensiero, in tali condizioni, produrre altro che tautologie, cioè giudizi in cui il soggetto e il predicato dicono la stessa cosa.
Il Circolo, naturalmente, intende voltare pagina – indicare alla scienza la strada da percorrere: il futuro è della fisica, non della metafisica; anzi, liberata dalla zavorra metafisica, la fisica volerà più in alto, rispondendo a molti quesiti e costituendo il vero modello del sapere scientifico.

Leggi il testo integrale del saggio di Antonio Petrucci su La Libertà del 4 luglio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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