ITAITUBA: la Prelatura sul fiume Tapajós

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Amazzonia: appunti dall’esplorazione missionaria

QUINTA TAPPA
Siamo giunti nella prelatura di Itaituba la sera del 13 giugno, dopo un viaggio veramente pesante. In aereo da Manaus a Santarem, dove ci è venuto a prendere un carmelitano per fare circa 400 km su strade sterrate allucinanti, intervallate da pezzi di asfalto. Giunti alla prelatura ci ha accolti il vescovo brasiliano Wilmar Santin, 65 anni, visibilmente stanco, anche lui proveniente da un viaggio all’interno della prelatura: 450 km per realizzare alcune cresime. Cena e poi a letto.
La prelatura serve un territorio grande quanto lo Stato del Paranà. È una zona ricca di oro. Ciò comporta una situazione sociale piuttosto grave. Il governo sta favorendo il garimpo, ossia l’estrazione dell’oro. Molti sono anche gli stranieri che arrivano, soprattutto canadesi. Altri settori significativi sul piano economico sono l’industria del legno e la produzione di NIOBIO (columbio) usato per i computer. Brasile e Canada sono i maggiori produttori. Questo provoca grande contaminazione di mercurio.
I composti del columbio sono molto tossici e danneggiano in modo irrecuperabile l’organismo.
Esiste poi un grande progetto nella Baia del Tapajós che prevede 43 centrali idroelettriche.
La prelatura ha 8 parrocchie: due in città (con quasi 100mila abitanti) che possono contare con un solo presbitero, e una in ogni Municipio. Esiste un’area indigena chiamata San Francesco: è una delle missioni più antiche in Brasile che lavora con i popoli indigeni (circa 130 villaggi di indios) ed è gestita dai francescani. Ci sono anche i carmelitani scalzi che stanno aiutando.
Tutti i preti presenti in diocesi sono religiosi: verbiti, oblati, carmelitani, cavanis (il loro carisma è l’educazione e stanno fondando una facoltà cattolica e aprendo un asilo), francescani.

Leggi tutto l’articolo di don Paolo Cugini su La Libertà del 27 giugno

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