Gli interventi al convegno su Aldo Moro

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“Moro, quell’Italia che non vide”

All’Università di Modena e Reggio Luca Vecchi, sindaco di Reggio ha legato la figura di Moro a quella del padre costituente Giuseppe Dossetti, il quale afferma che ricordare Aldo Moro nell’Università è giusto, perché è una figura che parla ai giovani. Era un uomo di progresso capace di intercettare, con un pensiero innovativo, un’energia fresca della società. 
A Reggio Emilia il primo applauso che interrompe il relatore è quello a Giuseppe Fioroni, ex Dc e Ministro dell’istruzione, ha guidato la terza relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, chiedendosi come mai nel condominio nessuno vide. Questo è uno dei motivi per cui non lo si riuscì trovare e per troppi anni ci siamo affidati al memoriale Morucci Faranda. Questa però non è la verità storica sul caso Moro, ma lascia fuori moltissimi protagonisti di quel tempo. Da Reggio Emilia partì l’avventura brigatista che, poi, riuscì a stringere legami a livello internazionale, dai Palestinesi dell’Olp ai Tedeschi e ai Giapponesi. Sempre secondo Giuseppe Fioroni, oggi è inaccettabile che i terroristi facciano solo 10 anni di carcere poi vadano a fare interviste, perchè non basta chiedere il perdono. Occorre, oltre al perdono, il ravvedimento operoso. 

Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia-Romagna ha portato ricordi personali.
Per l’onorevole Pierluigi Castagnetti Moro non era paragonabile a molti altri e afferma che ora occorrerebbe un passaggio per emancipare Moro dai suoi ultimi 55 giorni e capire chi era effettivamente. Poichè non era un uomo come gli altri, era un uomo che ha costruito la fase più lunga di completamento della democrazia nel nostro Paese e viveva la politica come arte di costruire la convivenza tra diversi, alla dialettica, al riconoscimento del diverso. Ha anticipato sul piano pratico i documenti del Concilio realizzando l’autonomia del cattolico impegnato in politica, è stato l’ideatore e il costruttore del passaggio dal centrismo al centrosinistra, egli subì l’opposizione della Chiesa, che fù per lui credente, un’opposizione durissima. Era un progettatore e realizzatore dei disegni politici.
Concluse Castagnetti dicendo che l’Italia si è salvata all’omicidio di Moro perché non ha ceduto alla tentazione di cambiare la Costituzione in quelle ore. Non ha introdotto la pena di morte. Non ha ridotto la libertà di stampa, ma oggi viviamo momenti difficili per altre ragioni e dobbiamo essere molto vigilanti.
Il direttore de l’Espresso, Marco Damilano, è rimasto piacevolmente stupito, durante il convegno, nel vedere tanto pubblico per Moro, autore di Un atomo di verità, sulla figura dello statista, libro che Damilano sente suo poichè da piccino recandosi a scuola passava dalla conosciuta via Fani ogni giorno.
“Piccoli borghesi rivoluzionari di professione”, definisce i terroristi Damilano, successivamente ha presentato la copertina del prossimo numero dell’Espresso, in edicola domenica,dove in maiuscolo porta la scritta “Partigiani”sostenendo che anche senza un partito per cui schierarsi, c’è la necessità di schierarsi contro una idea di politica che scatena la rabbia e, sulla frustrazione bisogna lavorare per costruire il futuro consenso. 

Siate indipendenti, diceva Moro, non guardate all’oggi ma al domani e al dopodomani”.

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