Mamma, medico e santa

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L’incontro con Pierluigi Molla, figlio di Gianna Beretta

Dopo la morte di Gianna Beretta Molla, la sua famiglia poteva essere più piccola delle altre, ma in realtà si è ritrovata sostenuta, materialmente e spiritualmente, da tutto il mondo. E quindi con tanto di più. Il dono di santa Gianna Beretta Molla è stato al centro, venerdì 8 giugno, della prima serata del Festincontro grazie alla testimonianza di Pierluigi Molla, figlio maggiore della santa originaria di Magenta nel Milanese. Pierluigi è stato introdotto da Maria Chesi e da Andrea Cavazzoni, presidente dell’Azione Cattolica diocesana.
“Quando mamma è mancata – ha affermato Pierluigi – avevo cinque anni; i miei ricordi di lei sono legati soprattutto a momenti in cui eravamo soli noi due. Evidentemente sono molto geloso del rapporto che avevo con mamma. Mi ricordo quando mi ha insegnato a indossare gli sci oppure quando la accompagnavo sulla 600 a fare le visite ai suoi malati. Ho un ricordo nitido di quando, davanti al passaggio a livello chiuso, mi insegnava i numeri contando i vagoni del treno che passava”.

Santa contemporanea
La grandezza di santa Gianna Beretta Molla sta nella sua contemporaneità e nella vicinanza della sua vita con quella dell’uomo di oggi. “Ricordo lo stupore di mio padre quando dalla diocesi di Milano gli chiesero il permesso di avviare il processo diocesano di beatificazione per mamma. Lui restò perplesso non tanto perché non riconoscesse le virtù della moglie, ma perché allora, negli anni ’60, il santo era una persona lontana nel tempo e nello spazio dalla vita di tutti noi”.
Gianna invece era mamma e medico, impegnata nel sociale e quindi vicino alla vita dell’uomo contemporaneo.

“Mamma è stata canonizzata come madre di famiglia, e non come martire per il gesto con il quale ha concluso la sua esistenza. Nel suo caso la Chiesa ha voluto evidenziare il suo percorso di vita: da ragazza era impegnata nell’Azione Cattolica di cui fu in seguito presidente a Magenta. Formò un’intera generazione di ragazzi. Da medico visse la sua professione come una missione aiutando i più anziani e deboli. Fu anche madre di famiglia esemplare fino al dono di sé esigendo dai medici che la assistevano che fosse data la precedenza alla vita che aveva in grembo piuttosto che alla sua”. Gianna ha vissuto ogni fase della sua esistenza mettendo al centro Cristo e godendo in pieno della vita: amava la musica e la montagna al punto che, rivela Pierluigi, “programmava di andare a vivere a Courmayeur e di iscrivere i figli a scuola là”. Negli scritti che ha lasciato annotava: “Amare è superare se stessi e donarsi. Amore è un sentimento totalizzante regolato da Dio”.

Continua a leggere tutto l’articolo di Emanuele Borghi nell’inserto “L’Uomo e la Chiesa” su La Libertà del 20 giugno

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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