“AGRINSIEME REGGIO” IL NO DELL’ITALIA AL CETA

Stampa articolo Stampa articolo

NO ALLO STOP AL CETA, POLITICA MIOPE 
CHE CAUSEREBBE DANNI ALLE NOSTRE DOP

“Dannosa nell’immediato e fonte di rischi anche per il futuro”: così Agrinsieme Reggio Emilia si esprime sulla volontà del ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, di non ratificare l’accordo commerciale tra Ue e Canada (Ceta), facendo così saltare l’intesa già in vigore, in via provvisoria, dal settembre 2017. 
“A fronte della possibilità di raddoppiare la quota di formaggi europei esportabili in Canada senza assoggettarli a pesantissimi dazi – sottolinea Erika Sartori, coordinatrice e portavoce di Agrinsieme e presidente di Fedagri/Confcooperative –  è incomprensibile l’adesione alla causa sostenuta da una sola associazione agricola e una chiusura che fa perdere opportunità importanti anche al Parmigiano Reggiano, che proprio in Canada registra consumi pro-capite tra i più alti al mondo e in forte crescita, uniti ad un apprezzamento tale da rappresentare la prima arma contro qualsiasi forma di imitazione”. 
“Proprio in materia di tutela – prosegue Erika Sartori – è vero che l’intesa non vieta la produzione di prodotti similari in Canada, ma proibisce di associarli ad elementi di “italian sounding” che risultano ingannevoli per i consumatori, al pari di quanto accade anche negli Stati Uniti”. 
“Se a questo primo passo si associa la possibilità di esportare di più – osserva l’esponente di Agrinsieme – è evidente che anche le imitazioni possono essere più facilmente contrastate da un’azione tesa a valorizzare la nostra Dop e ad informare correttamente i consumatori; il “no” al trattato commerciale, al contrario, ci riporterebbe a forti dazi, a meno export e al mantenimento di una competizione sleale da parte di prodotti che evocano ingannevolmente il prodotto di punta del nostro export agroalimentare”. 
“E’ vero che il Ceta riconosce solo una parte le delle produzioni tipiche italiane – prosegue Agrinsieme – ma è altrettanto vero che quelle che sarebbero oggetto di nuove tutele rappresentano la stragrandissima parte dell’intero valore delle Dop del nostro Paese e che per la prima volta c’è un’apertura sulla quale sarà possibile lavorare in prospettiva”. 
“Paradossalmente – osserva Erika Sartori – rischia di ripetersi la situazione dei trattati commerciali con gli Usa (TTIP), con la sola differenza che allora fu l’amministrazione americana a porre uno stop in base ad una politica protezionistica che si è poi estesa ad altri settori, mentre in questo caso a bloccare l’intesa sarebbe chi ha tutto l’interesse a sottoscriverla”. 
“Gli stessi Consorzi di tutela – prosegue la coordinatrice di Agrinsieme – approvarono a suo tempo l’ipotesi di accordo, a partire da quello del Parmigiano Reggiano, il cui presidente nel settembre scorso si era pubblicamente espresso per il sì al Ceta”. 
Il no all’accordo da parte dell’Italia, secondo Agrinsieme, non si limiterebbe però a produrre danni immediati: “bloccare un accordo già approvato da 10 stati membri e in via di approvazione da parte di altri – osserva Erika Sartori – rischierebbe di isolare l’Italia su una battaglia per altri incomprensibile, visto che proprio il nostro Paese detiene il record mondiale di produzioni Dop e ha tutto l’interesse ad ampliarne le tutele e la commercializzazione”. 
“Diverrebbe molto difficile – conclude la coordinatrice di Agrinsieme – contrastare la politica di futuri diktat altrui se oggi fossimo i primi a metterli in campo laddove appaiono solo frutto di miopia, perchè farebbero perdere alla nostra e alle altre economie agricole europee opportunità che difficilmente si potrebbero ripresentare”. 
Gino Belli
Pubblicato in Articoli, Associazioni

Lascia un commento