Quando l’educazione civica digitale parte dall’alleanza tra genitori e figli

Stampa articolo Stampa articolo

Oggi si parla troppo spesso di cyberbullismo e di dinamiche correlate all’uso distorto dei social media focalizzandosi solamente sull’utilizzo giusto o sbagliato dei device. L’opinione comune, forse troppo superficiale, è che lo strumento tecnologico con tutte le sue sfaccettature contenga in sé un’anima negativa, giudicata impresentabile già prima della sua applicazione nella vita quotidiana.
Ecco perché, in questi termini, l’emergenza che ci troviamo ad affrontare rischia di diventare più tecnologica che educativa, facendo perdere di vista il vero obiettivo, che è un altro.

In un mondo sempre più iperconnesso, infatti, è l’educazione digitale che deve essere messa al centro di ogni intervento socio-culturale. È sempre più necessario sviluppare percorsi di confronto umano e dialogo ragionato tra generazioni diverse: da una parte i cosiddetti “nativi digitali” sempre più bisognosi di giga per tenere un contatto con il mondo circostante e per affermare la propria identità sociale già in tenera età e, dall’altra, gli “immigrati digitali”, ovvero quella gran parte della popolazione che in Rete si è riversata solo negli ultimi anni, per necessità o per semplice curiosità, senza conoscerne i dettagli tecnici di sviluppo.
Sembrano due mondi paralleli senza nessuna possibilità di congiunzione, soprattutto quando l’interattività non accettata nella sua totalità apre le porte ad incomprensioni familiari o a piste educative da ricreare ex novo.

In realtà, genitori e figli possono fare tanto insieme e la Rete, con le sue insidie e opportunità, può essere il banco di prova per la stesura di nuovo patto educativo che nel 2018 passa necessariamente dal digitale. In qualità di presidente dell’Associazioneculturale My.Me e di giornalista esperto in nuove tecnologie, mi capita spesso di proporre sul territorio percorsi mediaeducativi di sensibilizzazione delle famiglie e dei ragazzi sull’utilizzo consapevole dei social network e sulla capacità critica di analisi delle informazioni online. In questa direzione, una “buona pratica” di media education da segnalare, che ha avuto ottimi riscontri a livello di creazione di un’alleanza educativa tra genitori e figli, è il progetto “Disconnect Lab”, di cui sono promotore.

Continua a leggere tutto l’articolo di Alberto Sabatini su La Libertà del 20 giugno

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

Lascia un commento